negritaA oltre tre anni di distanza da Dannato vivere, e dopo l’esperienza al Teatro Sistina come resident band nella riedizione del musical Jesus Christ Superstar con Ted Neeley, volto storico di Gesù fin dalla prima rappresentazione a Broadway e Pau nei panni di Ponzio Pilato, i Negrita tornano con un nuovo album di inediti, intitolato 9, come il numero dei dischi che hanno registrato nei loro quasi 24 anni di carriera. E se negli ultimi lavori sono stati i viaggi che hanno compiuto intorno al mondo a spingerli verso le esplorazioni sonore, per quest’ultimo, registrato al Grouse Lodge Studio di Rosemount in Irlanda, dopo essere “rotolati verso sud”, ora hanno “virato verso nord”: “Avevamo voglia di tornare alle radici del rock. Da qui la scelta di andare in Irlanda, non certo per abbeverarci musica folk, di cui nel disco non c’è traccia. In questo ambiente abbiamo ritrovato l’attitudine della band, suonando spesso in presa diretta e arrangiando i vari brani con un approccio antico”, raccontano.

E mentre in Dannato Vivere il comune denominatore musicale era un certo reggae bianco inglese in stile Police o The Clash, unito all’elettronica anni Ottanta, in quest’ultimo album ci sono richiami al rock di fine anni Settanta, quello tendente al prog, e cavalcate che sono state suonate in presa diretta, con il piano e gli organi a dare il loro bel sapore vintage assieme agli archi e al mellotron. “Non ci interessa fossilizzarci in un genere – afferma Pau – abbiamo sempre voglia di scoprire qualcosa di nuovo. E gli ultimi arrivati hanno apportato una grossa carica di entusiasmo”.

Composto da 13 brani, con testi che oscillano tra la provocazione e l’ironia, è nel singolo Poser che la band aretina mette subito le cose in chiaro: stufi di questa società basata sul culto dell’immagine, cantano: “Vi saluto di cuore numerini sul web / la mia scuola è più vecchia /sia del pop che del rap / dal vinile rigato fino all’MP3 / solo vita vissuta e niente talent per fake… non cerco fama in Tv / non sono un poser / non voglio sempre di più / I am a loser”, proprio come cantava un certo Beck negli anni Novanta. Oggi, a fianco dei tre componenti storici, Pau, Drigo e Mac, ci sono altri tre elementi che sono Cristiano alla batteria, Ghando, il polistrumentista del gruppo che offre molte più soluzioni sonore e Giacomo al basso, arrivato soltanto un anno fa ma già perfettamente integrato nella band.

Anticipato dal singolo Il Gioco, scritto a quattro mani da Pau con Il Cile, il loro fratellino minore, i riff di Drigo richiamano alla mente quelli del più grande chitarrista irlandese Rory Gallagher, mentre uno dei brani più impegnati dell’album si intitola Mondo Politico, ispirato a una frase letta su un antico murales nello Yucatan “l’uomo ha sempre sete e sempre sete avrà”. Que serà serà è un viaggio compiuto sulle ali della fantasia, “La mia missione: aprire le porte / E fare collezione di prime volte”, mentre l’unica ballad dell’album è Se sei l’amore, il cui tema è appunto l’amore inteso in senso universale,  a cui si chiede di essere salvati “da un mondo con troppi ostacoli / troppi algoritmi / troppe variabili / per la miseria umana che non cambia mai”. Con 1989 invece i Negrita rivivono la loro giovinezza: all’epoca Pau aveva 22 anni, Drigo e Mac 20 e questa canzone parla di “incoscienza dell’età”. Il testo riporta a galla le sensazioni e l’atmosfera che si respirava in quell’anno passato alla storia come spartiacque, per la serie di eventi che di lì a poco avrebbero cambiato il mondo: da Piazza Tien am men alla conquista del potere in Polonia di Solidarnosc di Lech Walesa, e poi la caduta del Muro di Berlino. Azzeccata la scelta del mix musicale tra la new wave inglese e il rock che si suonava allora negli Stati Uniti. Ritmo Umano nasce dall’esperienza che hanno fatto come protagonisti del musical Jesus Christ Superstar, con il finale caratterizzato da una parte recitata da Ted Neeley.

Il nostro tempo è adesso è potenzialmente un pezzo da classifica: stile power pop e un altro testo che Pau ha scritto insieme con Il Cile. Qui si parla dei figli della crisi, il cui livello di povertà ormai ha superato i limiti di guardia. Baby I’m in love, invece, nasce dall’osservazione delle vite degli altri, con “gli occhi proiettili traccianti / puoi nutrirti di chi vuoi”. Niente è per caso è una canzone d’amore che sottolinea l’amplificazione di determinate sensazioni dovute alla lontananza.

L’Eutanasia del fine settimana è un pezzo moderno funky, con il quale si scende negli inferi della movida del sabato sera tra musica fetente, spacciatori, reginette scosciate che si affannano per entrare nei locali più alla moda. Ché la vita è breve per accontentarsi. Vola via con me è un mix di funk, psichedelia,  incisa in presa diretta con grandi cavalcate strumentali, e chitarre “alla David Gilmour”. Chiude il disco Non è colpa tua, altro brano partorito dall’esperienza di Jesus Christ Superstar: è una sorta di canzonatura nei confronti di Shel Shapiro, che ha interpretato il ruolo di Caifa nel musical ed è noto anche per essere stato il cantante di The Rokes. “Ogni tanto dimenticava una parte del testo – racconta Pau – e il verso di disappunto che si sente nel pezzo è quello che Shapiro emetteva ogni qualvolta faceva uno sbaglio. Mai avrebbe immaginato che ne sarebbe nata una canzone”.

Il 10 aprile partirà da Firenze il nuovo tour che toccherà i più importanti palasport italiani. Questo il calendario completo del tour:
10 aprile al Mandela Forum di Firenze
11 aprile all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (Bologna)
14 aprile al Palafabris di Padova
17 aprile al Pala Alpitour di Torino
18 aprile al Mediolanum Forum di Assago (Milano)
21 aprile al Palalottomatica di Roma
23 aprile al Pala Giovanni Paolo II di Pescara
25 aprile al Palasport di Pordenone