Un miliardo e duecento milioni di euro: è il costo annuale degli immobili presi in affitto dallo Stato. Per l’esattezza 1.215 milioni di euro di locazione annua per uffici, scuole, sedi: la stima è contenuta nel dossier sulla razionalizzazione dell’utilizzo degli immobili statali, compilato dal gruppo di lavoro di Carlo Cottarelli e pubblicato online nelle scorse ore. Dodici pagine di dati, analisi e proposte per tagliare il costo di affitti e gestione degli immobili utilizzati dallo Stato.

Ad oggi le amministrazioni pubbliche utilizzano immobili che si estendono per quasi 80 milioni di metri quadrati (quasi tutti dislocati nelle cinque principali città italiane e cioè Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino): di questi l’80 per cento sono di proprietà dello Stato, mentre il resto appartiene ai privati. Una percentuale che raddoppia se si escludono dal conto gli immobili del Ministero della Difesa, che da solo occupa quasi i due terzi degli edifici di proprietà dello Stato.

Eliminati i dati relativi al ministero di via XX Settembre, ecco che si scopre come le varie amministrazioni dello Stato utilizzano soltanto il 60 per cento di immobili di proprietà, mentre nel 40 per cento dei casi pagano un canone di locazione ai privati, per un costo che supera il miliardo e duecento milioni di euro all’anno. Diversi i casi di “spreco” di denaro pubblico registrati dal gruppo di Cottarelli, dovuti soprattutto alla mancanza di coordinamento tra i vari rami della pubblica amministrazione. Il caso limite è rappresentato dal comune di Prato, dove su 34 sedi amministrative, ben 28 sono in immobili presi in affitto, per un costo di 8 milioni e 770 mila euro: 15 sono gli spazi presi in affitto soltanto nel centro della città, nel raggio di appena 4 chilometri.

Per razionalizzare la spesa l’equipe di Cottarelli propone alle pubbliche amministrazioni di rivedere la distribuzione territoriale limitandosi ad occupare, se possibile, soltanto immobili di proprietà statale. Secondo la proposta contenuta nel dossier, bisognerà dimostrare l’inesistenza di uno stabile di proprietà pubblica o l’impossibilità di ottenere tale immobile da parte di altre amministrazioni, prima di procedere all’affitto di un’ulteriore sede. Solo in quel caso partirà una ricerca di mercato, per trovare la locazione più conveniente.

Il progetto prevede la creazione di un unico capitolo di spesa destinato a pagare gli affitti delle sedi, affidato all’Agenzia del Demanio, dal quale “tagliare” 200 milioni nel 2015, e 100 milioni a partire dal 2016, per arrivare quindi a quota 800 milioni entro il 2017. Per incentivare il coordinamento tra i vari settori della pubblica amministrazione, Cottarelli prevede l’utilizzo di un sistema informativo unico (si chiama Paloma, acronimo di Public Administration Location Management), dove far convergere i dati di tutti gli immobili pubblici disponibili.

E siccome nel dossier si specifica come “diverse amministrazioni non hanno adempiuto alle comunicazioni previste (es. quella del Mef per il censimento degli immobili)”, il progetto di Cottarelli prevede anche l’inserimento di “sanzioni per la mancata comunicazione dei dati” in relazione agli immobili utilizzati dai vari compartimenti della pubblica amministrazione. Alla fine, secondo le previsioni del gruppo di lavoro, gli immobili utilizzati dallo Stato si dovrebbero ridurre del 20 per cento, mentre i costi sarebbero abbattuti del 30 per cento, grazie anche all’accorpamento di alcuni servizi che sarebbero dunque gestiti in comune tra i diversi rami della pubblica amministrazione. Il dossier propone inoltre di destinare i fondi risparmiati negli affitti degli enti locali alla ristrutturazione delle scuole. Tutte proposte che per il momento rimangono lettera morta.

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