Una montagna di soldi. Quasi 800 milioni di euro in vent’anni. E’ la cifra che l’ex premier Silvio Berlusconi, oggi decaduto e ineleggibile in Parlamento dopo una condanna definitiva per frode fiscale, è riuscito ad incassare dallo Stato con finanziamenti e rimborsi elettorali. Dalla sua discesa in campo nel 1994, attraverso Forza Italia (Fi) e il Popolo della libertà (Pdl), nato nel 2007. Per la precisione, come risulta dai bilanci delle forze politiche che ilfattoquotidiano.it ha consultato, 784 milioni 182 mila 330 euro, l’equivalente di 1.518 miliardi 388 milioni 720 mila 109 lire. Una paghetta, per  lui, di circa 110 mila euro al giorno. Nonostante nel 1993, appena un anno prima del debutto azzurro, sulla scia degli scandali di Tangentopoli, gli italiani avessero decretato con un referendum plebiscitario l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

FONDO MILIONARIO Con le politiche del 1994, segnate dal successo del Cavaliere contro “la gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, oltre che di consensi, Fi fa subito incetta anche di miliardi. Grazie ad un blitz parlamentare che, a pochi mesi dal risultato referendario, come per magia, introduce il «contributo per le spese elettorali» ripristinando di fatto il finanziamento pubblico appena abrogato dal 90,3% degli elettori italiani. Lo stratagemma adottato è quello della costituzione del fondo per le spese elettorali: una torta da 90 miliardi 845 milioni di lire (46,9 milioni di euro) da dividere tra i partiti in base ai voti ottenuti. L’equivalente di 1.600 lire per ogni cittadino italiano, che consente a Forza Italia di incassare 33,7 miliardi del vecchio conio (17,4 milioni di euro). Un sistema che resterà in vigore fino al 1997, giusto il tempo di versare nel salvadanaio azzurro altri 12,9 miliardi di lire (6,6 milioni di euro) nel 1995, anno delle amministrative, e consolare il Cavaliere con 20,3 miliardi (10,5 milioni di euro) per la sconfitta rimediata dall’Ulivo di Romano Prodi alle politiche del 1996. Passa un anno e gli italiani sono chiamati ancora al voto per una nuova tornata amministrativa. Mentre gli alchimisti parlamentari si rimettono al lavoro per ritoccare di nuovo il sistema di calcolo dei contributi elettorali. Con una legge in vigore dal 2 gennaio 1997 che introduce «la contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici». In pratica i contribuenti possono destinare il 4 per mille dell’imposta sul reddito al finanziamento di partiti e movimenti politici (ma senza scegliere il partito), per un totale massimo di 110 miliardi di lire (56,8 milioni di euro). Inoltre, per il solo 1997, una norma transitoria ingrossa ancora di più la torta fissando a 160 miliardi di lire (82,6 milioni di euro) il tesoretto del fondo per l’anno in corso. E così, anche l’assegno di Forza Italia diventa più ricco: 30 miliardi di lire (15,5 milioni di euro). Prima che, per effetto del nuovo regime, si riduca a 20,8 miliardi di lire (10,7 milioni di euro) nel 1998.

INCASSI RECORD Per i partiti è un campanello d’allarme: solo una minima parte dei contribuenti ha aderito alla contribuzione volontaria. Così, mentre si marcia al ritmo di un’elezione l’anno, nel 1999, con il voto per il rinnovo del Parlamento europeo in calendario, il Parlamento dispone l’ennesima modifica alla disciplina dei contributi pubblici. E al sistema del 4 per mille subentrano i rimborsi elettorali. Una formula dietro la quale si nasconde il totale ripristino del finanziamento pubblico dal momento che l’entità dei rimborsi è del tutto sganciata dalle spese effettivamente sostenute per la campagna elettorale. Si ritorna, infatti, ad un contributo fisso di 4.000 lire per abitante che fa lievitare a quasi 200 miliardi il fondo per le spese elettorali messo a disposizione dallo Stato. Non solo. La riforma prevede cinque diversi fondi ai quali i partiti potranno attingere: per le elezioni alla Camera, del Senato, del Parlamento Europeo, dei Consigli regionali, e per i referendum. Insomma, piovono soldi per ogni tornata. Con un paletto: i rimborsi vengono pagati in cinque rate annuali in caso di legislatura politica completa, mentre l’erogazione è interrotta in caso di fine anticipata della legislatura. Il nuovo sistema entrerà in vigore a partire dalle politiche del 2001. Intanto, nel 1999, oltre alla vittoria delle Europee con il 25,16% dei voti, Forza Italia festeggia anche il mega assegno da 43,9 miliardi di lire (22,6 milioni di euro) incassato dallo Stato. Cifra leggermente inferiore rispetto ai 44,8 miliardi (23,1 milioni di euro) intascati nel 2000, quando gli italiani sono chiamati di nuovo alle urne per il rinnovo dei consigli regionali. E siamo al 2001. Va in scena l’election day: politiche e amministrative accorpate in un unico scrutinio. Forza Italia torna al governo del Paese e incassa il rimborso record nell’ultimo anno della lira: 124,8 miliardi (64,4 milioni di euro).

PIOGGIA DI DENARO Dal 2002 arriva l’euro. E mentre gli italiani fanno i conti con gli indiscriminati aumenti dei prezzi, trascinati al rialzo dall’innaturale equivalenza “mille lire uguale un euro”, anche in Parlamento si mettono al passo con i tempi. E le vecchie 4.000 lire di contributo vengono arrotondate a 5 euro: un euro per ogni voto ottenuto moltiplicato per ogni anno di legislatura, da corrispondere in 5 rate annuali. Insomma, con il passaggio alla moneta unica europea, l’ammontare complessivo da erogare a favore dei partiti nell’arco di una singola legislatura più che raddoppia passando da 193,7 a 468,8 milioni di euro (907,8 miliardi di vecchie lire). E mentre cambia la valuta, non cambia invece la frequenza delle elezioni. Stavolta si vota per le amministrative e per Forza Italia l’ingresso nella moneta unica si dimostra subito un ottimo affare: poco più di 80 milioni di rimborsi elettorali. I contributi dello Stato per il 2003, invece, sono poca cosa: nel conto economico di quell’anno figurano appena 1,2 milioni di euro, rimborsati per le elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia. Ma già l’anno successivo, con il rinnovo del Parlamento europeo, Forza Italia torna ad incassare un assegno di oltre 55 milioni di euro. E dopo i 40,7 milioni maturati nel 2005, anno delle elezioni regionali, gli azzurri fanno il botto nel 2006 con il primo assegno a sei cifre dell’era euro da 134,2 milioni. Tutto sommato una consolazione niente male per la seconda sconfitta subita da Berlusconi alle politiche per mano di Prodi dopo quella del 1996. Una pioggia di denaro pubblico frutto dell’ulteriore intervento legislativo sulla disciplina dei rimborsi elettorali, partorito da un decreto voluto proprio dal governo Berlusconi: si stabilisce che l’erogazione dei rimborsi elettorali è dovuta per tutti i 5 anni di legislatura, anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere. In pratica, se la legislatura dura un solo anno, i partiti percepiscono i ratei annuali anche per il successivo quadriennio. Il risultato è che, a partire dal 2008, i partiti iniziano a percepire un doppio rimborso, incassando contemporaneamente i ratei annuali della XV e della XVI legislatura. Un meccanismo perverso, noto come «proroga regalo», che inaugura una vera e propria cuccagna per i partiti interrotta solo nel 2010 da un altro decreto emanato sempre dall’esecutivo dell’ex Cavaliere. Nel 2007, intanto, si vota solo nel piccolo Molise e Forza Italia deve accontentarsi di iscrivere a bilancio appena 329 mila euro.

PREDELLINO D’ORO Il 2008, invece, è l’anno dei grandi cambiamenti. E di nuovi record. Il 18 novembre 2007 Berlusconi sale sul predellino a Piazza San Babila, archivia Forza Italia riunendo nel Popolo della libertà (Pdl) anche Alleanza nazionale e torna al governo dopo la caduta di Prodi. L’ultimo bilancio della prima vita del partito azzurro annota il picco massimo mai registrato nei 15 anni di vita di Fi: 154,8 milioni di euro ai quali si aggiungono anche i primi 2,2 milioni incassati proprio dal Pdl nell’anno della transizione dal vecchio al nuovo soggetto politico. Nel 2009 si torna a votare per le Europee: il Popolo della libertà vince le elezioni, spedisce a Bruxelles 29 deputati e incassa 20,5 milioni di euro. Nel 2010, mentre nelle casse del partito del predellino piovono altri 32,7 milioni di euro, inizia la lenta frenata dei contributi statali. L’anno successivo, oltre all’interruzione del meccanismo della «proroga regalo» in caso di fine anticipata della legislatura, arriva anche una prima sforbiciata al fondo statale per le spese elettorali. Ma in attesa degli effetti dei tagli, il Pdl mette all’incasso un altro assegno da 31,5 milioni di euro. La mannaia definitiva si abbatte sui contributi pubblici nel 2012 con il governo guidato da Mario Monti: riduzione del fondo del 50%. A completare l’opera ci penserà poi il suo successore, Enrico Letta, fissando al 2017 l’ultimo anno di erogazione dei rimborsi elettorali prima della definitiva scomparsa. E, aspettando la fine del count down, nel 2012 il Pdl incamera altri 35,9 milioni.

GRANDE RITORNO L’anno successivo, proprio nei mesi del “sofferto” sostegno al governo Letta, Berlusconi rompe ancora una volta il giocattolo, rottama il Pdl e tiene di nuovo a battesimo Forza Italia. Ma è ancora il Popolo della libertà ad intascare i 22,9 milioni di rimborsi elettorali rendicontati nel 2013. Nel triennio successivo, invece, dovrà accontentarsi delle ultime briciole di quella enorme fetta da quasi 800 milioni servita finora al partito di Berlusconi e finanziata dai contribuenti.

 

FINANZIAMENTI E RIMBORSI ELETTORALI (1994-2013)

FORZA ITALIA
1994 € 17.428.001 (33.745.315.824 lire)
1995 € 6.666.358 (12.907.870.166 lire)
1996 € 10.509.770 (20.349.753.260 lire)
1997 € 15.534.176 (30.078.359.313 lire)
1998 € 10.775.449 (20.864.179.364 lire)
1999 € 22.694.348 (43.942.386.295 lire)
2000 € 23.149.601 (44.823.878.626 lire)
2001 € 64.453.767 (124.799.896.937 lire)
2002 € 80.098.963
2003 € 1.223.015,00
2004 € 55.457.715
2005 € 40.739.742
2006 € 134.260.442
2007 € 329.341
2008 € 154.889.210

POPOLO DELLA LIBERTA’
2008 € 2.263.097
2009 € 20.504.343
2010 € 32.737.794
2011 € 31.552.146
2012 € 35.980.084
2013 € 22.934.968
TOTALE € 784.182.330