Marco Zambuto si è dimesso da presidente del Pd siciliano. Dopo la visita fatta di recente a Silvio Berlusconi, a Palazzo Grazioli, in compagnia del deputato azzurro Riccardo Gallo Afflitto, vicecoordinatore di Forza Italia in Sicilia per “una vicenda personale”, come dice lo stesso Zambuto, i vertici del Pd sono andati su tutte le furie chiedendo le sue dimissioni. Zambuto ci ha riflettuto per qualche ora e ha deciso di dimettersi. In mattinata erano stati il vicesegretario regionale del partito Lorenzo Guerini e il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone a chiedere un passo indietro. Sulla stessa posizione anche Fausto Raciti, segretario regionale del Pd.

E’ l’ennesimo episodio degli scontri che stanno andando avanti da settimane all’interno del Partito democratico in Sicilia e in particolare ad Agrigento, dove le primarie sono state il prodotto di un accordo del Pd con Forza Italia e sono state poi vinte da Silvio Alessi, sponsorizzato da Riccardo Gallo, braccio destro di Marcello Dell’Utri. A Alessi ora è stato chiesto un passo indietro e il “capo d’imputazione” è analogo a quello contestato ora a Zambuto. Quest’ultimo, ex sindaco della città dei templi, ha una “formazione” estranea al centrosinistra: prima nella Dc, poi nell’Udc, poi sostenuto dall’Udeur e dai Ds, ma poi finito nel Pdl, di nuovo nell’Udc e infine nel Pd.

Ma perché la situazione è precipitata? A pesare è stata la ricostruzione di Repubblica dell’incontro a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, Gallo e Zambuto, avvenuto a fine febbraio, cioè tre settimane prima delle primarie del Pd. La circostanza  è stata confermata da Gallo durante una riunione del centrosinistra di Agrigento. In prima battuta il faccia a faccia è stato letto come la prova di un “piano a tavolino” dei forzisti per tornare al potere “attraverso il Pd”. Ma a provocare altre critiche è stato l’oggetto dell’incontro a tre: “Sono andato per una questione umana – ha ammesso Zambuto a Repubblica – Gallo Afflitto era in difficoltà perché alcuni media avevano rilanciato le dichiarazioni di un pentito secondo il quale il deputato nel 1988 avrebbe concorso a un omicidio di mafia”. Niente di vero, anche secondo i magistrati. Ma a garantirlo serviva evidentemente Zambuto. Che nel 1988 aveva 15 anni. “Mi ha chiesto lui (Gallo, ndr) di testimoniare davanti a Berlusconi sulla sua onestà. E lo ha chiesto a me proprio perché, da avversario, potevo risultare credibile”.

Le dimissioni di Zambuto hanno un doppio significato visto che l’ormai ex presidente è leader dei renziani nella sua città. “Con sdegno – commenta Zambuto – respingo il barbaro tentativo di coinvolgermi politicamente in un episodio di solidarietà umana nei confronti di un vecchio amico con il quale oggi, politicamente sono totalmente diversificato e totalmente distante. Nessuno, se non in malafede può mettere in dubbio la mia linearità politica nei confronti del Pd. Pur tuttavia considerando i tempi di barbarie che stiamo vivendo sotto l’aspetto civile e politico, che non permettono di distinguere i gesti, al fine di non volere recare danno al Pd, sono pronto a fare un passo indietro e rimettere il mio mandato all’assemblea del Pd”.

A commentare, prima delle dimissioni, era stato anche il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta: “Sarebbe abbastanza opportuno che Marco Zambuto si dimettesse, altrimenti poi lo facciamo noi… Sono veramente costernato del fatto che Zambuto dica che sia andato a palazzo Grazioli per garantire dell’onestà di un parlamentare rispetto ad un possibile coinvolgimento di quest’ultimo nel concorso per un omicidio – ha detto Crocetta parlando con i giornalisti a Palazzo d’Orleans – Ma cosa c’entra questa cosa che dice? Queste affermazioni mi hanno lasciato sconvolto. L’ascesa di Zambuto a presidente del partito penso sia stata troppo accelerata. E’ passato da esponente di Forza Italia, poi del centro e poi presidente del Pd siciliano. Ci sta che le persone cambino, ma ci sta poco che chiunque viene occupa posizioni apicali“.