Doveva essere la direzione del Pd per certificare, una volta per tutte, la linea del partito sulla legge elettorale. E invece è diventata anche l’occasione per rispondere a destra e a sinistra, letteralmente. Landini equipara Renzi a Berlusconi quanto a azione sulla politica economica e del lavoro? “Salvini e Landini, in modo molto diverso, sono due fenomeni televisivi – risponde Renzi – Ma se la politica non ha attinenza con la realtà e smette di essere vita quotidiana produce personaggi che sono solamente soprammobili da talk tv”. Detto questo, Renzi ammette che “è molto interessante la sfida culturale dalla coalizione sociale” guidata da Maurizio Landini “e la sfida di quel mondo”. “La coalizione sociale è una grande sfida culturale: non la sottovaluto per niente. Ma per me non rappresenta il futuro della sinistra e – spiacerà a qualcuno di voi – non rappresenta neanche il passato della sinistra, il tentativo di intestarsi una tradizione che non appartiene a quel mondo sarà respinto dalla realtà”. “La coalizione sociale è una sfida interessante, che non solo non mi toglie il sonno ma che richiede una riflessione politica e culturale in più: quel mondo lì non è mai stato maggioritario nella sinistra”, segnato da un “velleitarismo che non ha portato da nessuna parte”.

Ma ce n’è anche per i Cinque Stelle e per il centrodestra. Il leader Pd dice a Beppe Grillo che ormai “da spauracchio è divenuto sciacallo” con “dichiarazioni di indecoroso gusto”. Il riferimento è al posto al post del leader del M5s che paragonava il presidente del Consiglio al copilota della Germanwings. “E’ chiaro che Grillo ha perso centralità”, aggiunge Renzi. “Grillo sceglie di non stare alla discussione sulle riforme: ci abbiamo provato più volte, abbiamo fatto un tavolo con loro, accogliendo alcune richieste come la riduzione delle soglie e il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione. Abbiamo fatto uno sforzo di ascolto anche con loro ma continuiamo a inanellare una serie di rifiuti. Con più coerenza del centrodestra, continuano a tirarsi fuori, per caratterizzarsi contro a prescindere, vedremo se avranno ragione nei fatti”.

Infine Forza Italia: “Mi limito a segnalare che la destra francese fa scelte diverse da Forza Italia: non insegue Marine Le Pen, sceglie di stare nell’arco repubblicano e poi – ahimè – vince anche. Ma vince la destra, non l’estrema destra. Nel centrodestra Forza Italia nel primo anno ha sposato la linea delle riforme, con una linea repubblicana, dell’arco costituzionale, e ha votato quelle riforme in più passaggi. Poi a un certo punto ha cambiato idea, per una scelta tattica strategica che vedremo nei prossimi mesi”.

Poi ci sarebbe il tema della direzione del Pd, cioè la legge elettorale. Le minoranze del Pd chiedevano dialogo e evitare gli aut aut e Renzi risponde che il suo “auspicio è che sia l’ultima direzione in cui si discute di legge elettorale“. Certo, “non l’ultima volta” visto che “potrebbe essere opportuno che il gruppo della Camera abbia la possibilità di riunirsi”. Ma il presidente del Consiglio ribadisce la volontà di portare l’Italicum al rush finale e all’approvazione definitiva il prima possibile, entro l’election day del 31 maggio. “Credo che entro il 27 aprile” l’Italicum dovrà “essere in Aula come calendarizzato e a maggio dobbiamo mettere la parola fine a questa discussione. Se vogliamo far sì che il 41% sia un investimento sul futuro, è giunto il momento di decidere, continuare a rimandare non serve a nessuno”.  In definitiva, “bloccare la legge elettorale adesso sarebbe un colpo a quella credibilità. Dirlo non è un aut aut ma è l’esito di un lavoro portato avanti per 13 mesi perché abbiamo fatto uno sforzo per capirci con un continuo lavoro in corso”.