“Ancora un po’ di pazienza e poi si riparte, qui è un gran macello a livello burocratico”. Ecco la prima sorprendente notizia: talvolta Giovanni Soldini passa le sue giornate a leggere postille e firmare carte. Il velista milanese ha trascorso gli ultimi giorni a Panama, dove Maserati ha riposato nelle acque dolci del lago Gatun. Il pensiero della prossima impresa aiuta a sbollire la rabbia per quanto successo al largo dei Caraibi: un mese fa l’imbarcazione condotta da Soldini si giocava con l’americana Bella Mente il traguardo della Rorc 600 Race, quando un tubicino ha sabotato il progetto.

“Dopo tre giorni di battaglia abbiamo perso tutto l’olio che muove la chiglia – racconta – Maserati è dotata di un sistema molto evoluto che permette di inclinarla a destra e sinistra, in questo modo si migliorano le capacità di raddrizzamento. Purtroppo la rottura di un tubo di alimentazione della pompa idraulica ci ha costretto al ritiro, abbiamo abbandonato a malincuore perché ci stavamo divertendo. In barca a vela, d’altronde, l’imprevisto è sempre un’opzione”. Erano in dodici a spingere l’imbarcazione con la complicità dell’aliseo, per le regate più lunghe il team si riduce a otto o nove uomini. “Metà sono italiani, gli altri un mix di lingue e culture: a bordo abbiamo un cinese, uno spagnolo, un francese e un tedesco e ne vediamo di tutti i colori”.

La gran mole di documenti che ha riempito le giornate panamensi di Soldini è servita a portare Maserati negli Stati Uniti. Sulla sua mappa sono cerchiate tre tappe californiane: San Diego, Los Angeles e San Francisco. Il secondo passaggio sotto il Golden Gate segnerà il via di una nuova avventura, la traversata da San Francisco a Shanghai. “Proveremo un record con un Clipper di 70 piedi – spiega -. Cento anni fa una simile nave impiegò 32 giorni per coprire la distanza. Oggi la rotta è sempre più centrale da un punto di vista commerciale, quindi vogliamo realizzare un tempo di riferimento importante per i navigatori che verranno”.

Non è un periodo semplice per la vela. Dopo i fasti degli anni passati, corredati da dirette tv e moltiplicazione di eventi, la crisi ha penalizzato un movimento che necessita di finanziamenti ingenti. “Nessuno, a meno che non si chiami Rockfeller, può pagarsi una traversata da solo: servono sponsor a tutti i livelli e oggi non sempre si trovano. Non è mai stato semplice mettere in mare una barca a vela, oggi è ancora più difficile. Assieme a Maserati abbiamo creato una modalità nuova, che affianca il marketing alle imprese sportive: nelle pause tra un’impresa e l’altra ci fermiamo nei porti e partecipiamo a eventi promozionali, che mirano a vendere auto. Non mi pesa, fa parte del mio mestiere e ben vengano simili iniziative se mi permettono di girare il mondo su una delle barche più belle in circolazione”.

Giovanni Soldini naviga persino in vacanza e, nonostante quattro figli e una bacheca quasi impossibile da lucidare, non ha alcuna intenzione di dire basta. Planisfero alla mano non fatica a trovare nuove sfide. “Ho ancora tanta voglia – dice – se no farei altro. Sono fortunato perché un’illuminazione giovanile ha permesso di rendere lavoro la mia passione. Non serve scoprire rotte sempre nuove per divertirsi: ho fatto sei volte la Ostar, la transatlantica in solitario dall’Inghilterra agli Stati Uniti, ma la rifarei domani. Sempre che mi regga la pompa”.

L’ultimo pensiero di Giovanni Soldini, prima di affrontare le onde di un nuovo oceano, va a Florence Arthaud, navigratrice francese morta nello schianto tra due elicotteri durante le riprese del reality Dropped in Argentina. “Florence era un po’ più grande di me, faceva parte di quella generazione di velisti che mi hanno fatto sognare da ragazzino. É stata una pioniera e una vera marinaia: la incontravi nei peggiori bar a gozzovigliare, non era esattamente una damigella. Se ne va una persona davvero speciale”.