Purtroppo le uscite di Tito Boeri in qualità di fresco presidente dell’Inps mi hanno suscitato molte perplessità relativamente all’utilizzo del suo nuovo ruolo come strumento di pressione sull’opinione pubblica e sui politici per far loro accettare la sua visione e convincerli a cambiare le regole.

Boeri, tra i primi atti della sua presidenza, ha ritenuto di varare un programma, che ha chiamato “operazione porte aperte” e che come primi risultati ha visto la pubblicazione sul sito dell’Inps di uno studio alquanto incompleto, impreciso e parziale sulle pensioni degli ex dirigenti d’azienda. Lo studio fa sospettare di essere tendenzioso, perché per esempio ove indica il deficit che il fondo ex Inpdai genera all’Inps non dà sufficiente rilievo al fatto che il forte disavanzo annuale è causato anche dal progressivo azzeramento degli iscritti attivi (i dirigenti in servizio versano ormai quasi tutti all’Inps), mentre le pensioni in essere sono tutte contabilizzate a carico del fondo. Inoltre, pur dando conto dei deficit ereditati dall’Inpdai, non fa alcun accenno al patrimonio immobiliare che da quell’ente fu trasferito all’Inps e che ammontava ad alcuni miliardi di euro; né, tanto meno, spiega che fine abbia fatto quel patrimonio, a chi sia stato venduto o affittato e, soprattutto, come.

In compenso una sezione molto dettagliata informa che in media gli ex dirigenti godono di pensioni sovrastimate rispetto ai contributi, allegando alcuni grafici di difficile lettura. Boeri ha portato questo esempio in una trasmissione televisiva dove senza contraddittorio, come sempre accade sui media (ma perché non si invitano mai contestualmente le associazioni di categoria di quei pensionati a esporre le proprie ragioni?), lo ha utilizzato per motivare una scelta squisitamente politica quale quella del ricalcolo in ottica assistenziale. Assistenziale, sì, perché per sua stessa affermazione, intenderebbe utilizzare le eventuali risorse per erogare sussidi (pura assistenza), perché esonererebbe dal ricalcolo (di nuovo, su base assistenziale) le pensioni più basse tra le quali ricadono, tanto per fare un esempio significativo, le famose pensioni baby che dal punto di vista del rapporto assegno/anni di erogazione/contributi sono quelle che più gridano vendetta e perché non c’è cenno a un’eventuale rivalutazione (questa sì, previdenziale) delle pensioni che si trovassero basse rispetto ai contributi versati.

Eppure, essere realmente trasparenti in materia di retributivo/contributivo non sarebbe difficile; basterebbe analizzare estesamente lo zoccolo duro dei benefici, che risiedono soprattutto negli assegni medi e bassi; sì, perché, come Boeri sa benissimo, il sistema di calcolo retributivo era progressivamente re-distributivo e quindi premiava di più i redditi bassi e medi, fino a penalizzare quelli alti; sfido dunque qui Boeri a far pubblicare dal suo ente un’analisi completa dei benefici retributivo/contributivo, spiegando bene a tutti a quanto ammonta il totale ‘non dovuto’ e come quel totale sia distribuito sulle fasce di valore delle pensioni. Si scoprirebbe così che quel privilegio degli ex dirigenti a cui Boeri ha dato tanta enfasi è una parte marginale del costo complessivo e che il grosso sta invece nelle pensioni che Boeri ha già detto di non voler toccare. Boeri ha anche detto candidamente che la trasparenza sulle pensioni ex Inpdap sarà difficile, perché trovare i dati contributivi è complicato; i vitalizi dei politici, poi, esulano dalle competenze dell’Inps.

Ma allora, se la trasparenza sui benefici delle pensioni basse e medie non la si vuole dare, se quella sulle pensioni ex Inpdap non si è in grado di darla e se quella sui politici non si è competenti a darla, quale può essere lo scopo di una ‘operazione spiraglio aperto’?

E ancora: se l’aggiustamento contributivo lo si farebbe solo per alcune categorie (certo non quelle più beneficiate, né quelle più significative dal punto di vista del risparmio) e se il principio fondante dell’operazione (tanti contributi=tanta pensione) è già stato buttato alle ortiche in partenza stabilendo di determinare una soglia sotto la quale il privilegio non si chiamerebbe più così e non si rivaluterebbero le pensioni ‘avare’, quale è il vero intento del progetto di Boeri?

Che non sia: mettere in cattiva luce le pensioni più alte in modo denigratorio per promuoverne la riduzione a scopo re-distributivo? Ma ciò, giusto o sbagliato che sia, sarebbe un progetto squisitamente politico che implica l’adesione a un modello di Stato prevalentemente assistenziale. Senza entrare nel merito della bontà o meno dell’ideologia che sembra animare Boeri e sulla quale le idee tra i cittadini sono piuttosto discordanti, l’elaborare progetti politici non è comunque di pertinenza del presidente dell’Inps; non lo è in alcun modo e il farlo mette a rischio l’immagine di imparzialità che si vorrebbe in un presidente di un ente pubblico.

Il fatto poi che nessuno dal governo abbia intimato un alt a Boeri su questo indurrebbe a credere che per loro sia considerato normale che il presidente di un ente pubblico faccia politica, o addirittura che queste uscite siano gradite. A togliere ogni dubbio su questo servirebbe un “richiamo all’ordine”.

La materia previdenza, assistenza, equità previdenziale sta diventando ogni giorno più scottante e sicuramente un modo per accendere micce anziché razionalizzare il dibattito è quello di sparare (dis)informazioni, lavorare sotto traccia, perseguire disegni ideologici mascherati da interventi equitativi ma palesemente risibili da quest’ultimo punto di vista. Molto meglio sarebbe promuovere un dibattito serio, circostanziato, aperto a tutte le parti in causa e possibilmente con resoconti precisi all’opinione pubblica; insomma, tutto il contrario di quelle trasmissioni televisive dove qualche giornalista accomodante intervista supinamente un presidente di ente senza neppure provare a porre domande un po’ scomode e lasciando passare indisturbata, come se fosse la cosa più normale del mondo, che lo stesso, nella sua veste ufficiale, si faccia parte propositiva circa le regole che gli devono essere date per fare il lavoro per il quale è retribuito e che è, vale la pena di ricordarlo ancora una volta: gestire l’ente nel modo più produttivo ed efficiente possibile nell’ambito delle leggi che in quella veste non è compito suo scrivere e scorretto suggerire.

Non essendo stato eletto da una parte specifica, dopo avere chiesto un mandato ad attuare un’ideologia di parte, ove volesse fare questo dovrebbe passare da una selezione elettorale; questa è la democrazia, non ci sono scorciatoie.