Addio alla Russia. General Motors, e quindi Opel, ma anche Volkswagen, Seat, Mitsubishi e PSA Peugeot-Citroen hanno deciso di ridimensionare le attività nel paese dove il business è fortemente penalizzato dalla crisi con l’Ucraina, dalle sanzioni internazionali e dalle relative ritorsioni. Dopo anni di crescita al 10%, le vendite sono calate nel 2014 e gli analisti di PricewaterhouseCoopers stimano che il 2015 potrebbe chiudersi con un -35%. L’impegno del governo, che ha stanziato 25 miliardi di rubli (circa 400 milioni di euro) in aiuti ai costruttori e incentivi ai clienti, non sembra bastare: secondo il ministro dell’Industria e del commercio Denis Manturov, rallenteranno soltanto il calo, che dovrebbe attestarsi intorno al -25%.

E’ notizia di oggi che la joint-venture che produce la Citroen C4 berlina, la Peugeot 408 e le Mitsubishi Outlander e Pajero fermerà la produzione a Kaluga, a sud di Mosca, dal 27 aprile al 10 luglio, per la seconda volta dall’inizio dell’anno, e taglierà 100 posti di lavoro. Secondo le prime stime, il colosso americano GM guidato da Mary Barra dovrà sborsare 600 milioni di dollari per ristrutturare la propria organizzazione nel paese, che include la sospensione dell’assemblaggio dei modelli Chevrolet da parte di GAZ presso lo stabilimento di San Pietroburgo per almeno due mesi, ma anche il ritiro di Opel e dello stesso marchio del cravattino. General Motors continuerà a presidiare il mercato solo con modelli il cui prezzo importa poco ai potenziali clienti. Significa la gamma top di Chevrolet, come Corvette e Camaro, o Cadillac. Fa eccezione il modello frutto della joint-venture con Avtovaz, la Chevrolet Niva (nella foto sotto), la cui produzione e commercializzazione proseguirà ancora nel paese. General Motors ha garantito ai clienti del gruppo che assistenza e pezzi di ricambio continueranno a venire garantiti.

Chevrolet Lada Niva

Seat, il marchio spagnolo dell’orbita Volkswagen Group, ha rinunciato completamente al mercato russo: a partire da gennaio, le vendite cesseranno nonostante la Russia fosse stato considerato dal colosso tedesco (e non solo da quello) come uno dei paesi in grado di assicurare numeri e margini. Seat aveva più che raddoppiato il numero dei concessionari nel 2012 ed ampliato l’offerta, ma ha archiviato il 2014 con 3.375 immatricolazioni: la crescita era stata significativa (+35%), ma il totale valeva meno dell’1% dei volumi del marchio. Un giro d’affari troppo limitato per essere economicamente sostenibile. In Russia, nel 2014, mercato e produzione hanno subìto una contrazione attorno al 13,6%: le immatricolazioni sono state 362.000 in meno, pari a 2,287 milioni, il livello più basso degli ultimi 4 anni del comunque molto altalenante mercato russo.

Volkswagen, i cui volumi nel paese hanno subìto una flessione leggermente inferiore a quella media, aveva già sospeso temporaneamente le attività nella fabbrica di Kaluga (nella foto sotto e in quella sotto il titolo) nel corso del 2014, ma adesso ha optato per provvedimenti più drastici. Anche nella conferenza annuale sul bilancio l’amministratore delegato del gruppo ed ancora per qualche mese numero uno del brand, Martin Winterkorn, aveva parlato della difficoltà sul mercato russo, che adesso avranno anche ripercussioni sul personale. I primi a farne le spese saranno 150 lavoratori a termine, i cui contratti non verranno rinnovati. Eventuali esodi volontari da parte del personale in pianta organica verranno compensati con incentivi economici e la garanzia, almeno fino a fine anno, della copertura sanitaria. Agli stessi lavoratori verrebbe anche assicurata la riassunzione non appena la situazione si sarà stabilizzata. La produzione subirà un forte rallentamento: con aprile la fabbrica funzionerà solo quattro giorni la settimana, in maggio è già previsto uno stop di due settimane e, più in generale, la lavorazione avverrà su due soli turni anziché sui tre attuali.

Kaluga Volkswagen 700.000 auto prodotte