La campagna elettorale israeliana si è conclusa con la vittoria di Netanyahu, ma i toni accesi non si sono placati. Alcuni artisti israeliani sono stati aggrediti di recente per le loro posizioni politiche. Yehonatan Geffen, una persona meno nota al pubblico italiano, ma importantissima per la cultura e la musica leggera del paese, è stato aggredito fisicamente, subendo il lancio di uova, per aver espresso critiche contro il primo ministro. Yehonatan Geffen, suocero del regista e scrittore Edgard Keret, è uno dei maggiori parolieri israeliani – lo si può definire il Mogol israeliano – e con il suo talento ha cambiato il modo di scrivere le canzoni in ebraico. È anche l’autore del disco che è la colonna sonora dell’infanzia di ogni bambino israeliano “La sedicesima pecora”. Le posizioni politiche di Geffen non sono una novità per il pubblico; la cosa nuova è che un artista settantenne subisca violenze e umiliazione per aver espresso in una democrazia le sue posizioni politiche. Mi sento abbastanza sicuro di affermare che l’aggressore non ha contribuito alla cultura israeliana granché, certo molto meno della sua vittima. È il tentativo, da parte di persone senza infamia e senza lode, di acquistare una breve notorietà usando la reputazione dei loro bersagli artistici.

Ma Geffen non è stato l’unico. Assaf Avidan, musicista molto amato in Italia, ha ricevuto delle minacce per un’intervista rilasciata a Le Monde in cui si definiva “un musicista da Israele” e non “musicista israeliano”. Nell’intervista concessa a Tel Aviv affermava che, a questo punto della sua vita, vuole vivere un po’ in Italia. “Il fatto che io sia nato a Gerusalemme non vuol dire che debba morire qua”. Appena dopo la pubblicazione sono arrivate le minacce e un rapper di destra gli ha consigliato, su Facebook, di assoldare un bodyguard perché dopo questa intervista lui in Israele deve avere paura.

Alcuni giorni fa la cantante israeliana Noa è stata assalita verbalmente all’aeroporto di Tel Aviv. Anche lei responsabile – secondo l’aggressore – di mostrarsi troppo pacifista e aperta verso i vicini palestinesi. “Sei nemica di Israele, ti faremo la stessa cosa che abbiamo fatto a Geffen”, l’hanno minacciata.

La polizia israeliana ha giudicato molto gravemente questi attacchi, ma vorrei sottolinare che persone come Asaf Avidan e Noa sono ambasciatori israeliani in giro per il mondo, proprio come la Filarmonica israeliana, il cinema e la letteratura tanto premiati in Occidente, e gli ambasciatori normalmente non si picchiano. È davvero complessa la posizione di un artista israeliano di sinistra quando è all’estero. Noa, ad esempio, viene attaccata sia dagli estremisti israeliani che dagli antisemiti europei o statunitensi durante i concerti. In Israele viene criticata per le posizioni di sinistra, all’estero semplicemente in quanto israeliana.

Farebbe bene, il nascente governo israeliano, a reagire con fermezza contro le violenze e le minacce che hanno subito Geffen, Noa e Avidan. In un paese che nei prossimi anni sarà attraversato da grossi dibattiti e tensioni politiche, la classe dirigente fare bene a ricordare che in Israele è stato possibile l’assassinio di un primo ministro da un ebreo di estrema destra. Sarebbe tragico e devastante se alla lista si aggiungessero altre persone.