Se l’ipotesi del suicidio del copilota dell’Airbus 320 verrà confermata, non si tratterebbe del primo caso nella storia dell’aviazione commerciale. Sarebbe bensì il quarto nel giro di trent’anni. Sono infatti almeno tre i precedenti noti. Il primo si è verificato il 9 febbraio del 1982 quando un DC-8 della ‘Japan air lines’ precipitò in mare poco prima di atterrare all’aeroporto Haneda di Tokyo per colpa di una manovra errata fatta deliberatamente dal comandante Seiji Katagiri, 35 anni d’età. La commissione d’inchiesta appurò che l’uomo – il quale, soffriva di disturbi nervosi – nonostante un tentativo di intervento di altri due membri dell’equipaggio, aveva invertito la spinta dei motori a 300 metri dalla pista, facendo precipitare l’aereo in mare. Nell’incidente morirono 24 persone e 150 rimasero ferite. Il pilota, al termine del processo, fu ritenuto non colpevole perché instabile di mente.

bautiNell’ottobre del 1999, il volo 990 della EgyptAir, partito da New York e diretto al Cairo con 217 persone a bordo, precipitò nell’Oceano Atlantico, al largo dell’isola di Nantucket (Massachusetts), subito dopo il decollo. Nessun sopravvissuto. L’inchiesta della Ntsb (National transportation security board, l’agenzia federale americana che indaga sui disastri aerei) stabilì che il volo fu intenzionalmente sabotato da Gameel El-Batouty (foto), il co-pilota, il quale, secondo gli americani aveva manifestato propositi suicidi. Una tesi mai accolta dal Cairo. Dall’indagine che ne seguì emerse il movente della ribellione, probabilmente legato a una pesante ramanzina. In sostanza il pilota, fu ricostruito poi, durante il pernottamento all’Hotel Pennsylvania, a New York City, avrebbe ricevuto da un superiore una nota di demerito per aver avuto un comportamento inappropriato con le ospiti della struttura che veniva utilizzata dal personale dell’EgyptAir. L’ufficiale avrebbe tolto a Gameel i privilegi necessari a portare i velivoli nei cieli americani. Il flight 990 sarebbe stato il suo ultimo. A bordo, l’ufficiale in questione. Ma ufficialmente – questo sostenne l’autorità per l’aviazione civile egiziana per questioni di immagini – lo schianto si verificò per motivi esclusivamente tecnici.

Infine, nell’agosto del 1994, l’Atr-42 della Royal Air Maroc, con 44 persone a bordo, tra cui 8 italiani, precipitò vicino ad Agadir. L’aereo era diretto a Casablanca. Il ‘cockpit voice recorder’, il registratore delle conversazioni di cabina, rivelarò che fu il comandante, Younis Khayati, a causare l’incidente nonostante i tentativi disperati del co-pilota, Sofia Figuiqui, la quale dopo aver lanciato per ben tre volte il ‘may-day’, cercò invano di bloccare il comandante.