Più tempo per sé e più qualità della vita, meno stress e meno inquinamento sono gli obiettivi della seconda Giornata del Lavoro Agile che si celebra mercoledì 25 marzo e che ha raccolto adesioni in tutta Italia, da parte di pubbliche amministrazioni e aziende private. Il lavoro agile non richiede una postazione fissa in ufficio, consente di lavorare ovunque, da casa, dal bar, dal parco, dalla palestra o da una postazione in co-working. Una modalità che soddisfa chi lavora e rende le imprese più competitive. Rispetto all’edizione del 2014, le adesioni sono cresciute del 20%. È stata superata la soglia dei 7mila partecipanti, contro poco più di 5mila dello scorso anno.

Oltre al capoluogo lombardo, promotore dell’iniziativa, e dei municipi di Trezzano sul Naviglio, Cinisello Balsamo e Arese, partecipano infatti i anche i comuni di Torino, Genova, Cremona e Bergamo.
Le aziende invece che oggi sperimentano il ‘lavoro agile’ vanno da Trieste a Pescara, da Pozzuoli a Sesto San Giovanni e sono le filiali e le sedi di alcune delle 127 aziende, piccole, medie e grandi che fino ad oggi hanno dato la loro adesione alla giornata di cui l’amministrazione milanese è capofila.

“L’idea nasce dall’esperienza sul campo: ho lavorato a lungo in una multinazionale occupandomi del benessere delle persone in azienda” ha detto a ilfattoquotidiano.it Chiara Bisconti, assessore al benessere, qualità della vita, sport e tempo libero, risorse umane, tutela degli animali, verde e servizi generali del Comune di Milano. “Questa straordinaria partecipazione conferma come e quanto sia sentita e diffusa l’esigenza di applicare forme diverse al lavoro quotidiano per decine di figure professionali. È una grande soddisfazione vedere come Milano abbia aperto una strada che ormai attraversa tutto il Paese mentre anche in Parlamento sta per entrare nel vivo la discussione sulle modifiche normative che possono favorire questo tipo di soluzioni. Si tratta di un passaggio culturale importante e siamo contenti di essere protagonisti”.

“Abbiamo misurato i vantaggi dell’iniziativa con dati qualitativi e quantitativi. E a quelli per lavoratori e aziende, si aggiunge anche un importante risvolto civico. La percorrenza media dei lavoratori che hanno aderito è di circa 23 chilometri a tratta, quindi circa 50 chilometri al giorno. Si spostano per lo più da quartieri dormitorio o da comuni satellite. Dare loro la possibilità di lavorare da casa o da altri luoghi riduce il traffico, l’inquinamento e il picco sui mezzi pubblici“.

Un’iniziativa che parte da una donna ma che diventa una proposta di miglioramento per l’intera società. Hanno aderito infatti il 50% di uomini e il 50% di donne.”E’ definito “Sistema Win Win Win” perché vincono in tre: il lavoratore che ha più tempo per sé e per la famiglia, l’azienda che risparmia in termini di spazio e ha persone più motivate che lavorano per obiettivi, e l’ambiente perché si riducono inquinamento e traffico. Quindi è un’iniziativa che ha valore anche per la società”, spiega Enrico Cazzulani, segretario generale Aidp, Associazione italiana per la direzione del personale.

“Per mettere in pratica il lavoro agile occorrono dei requisiti: la tecnologia che oggi è a basso costo, la fiducia da parte dell’azienda nei confronti del dipendente e la responsabilità del lavoratore che, anche lontano dall’ufficio, deve portare a termine il suo lavoro. C’è ancora un tavolo aperto per risolvere alcuni temi, tra cui quello legato all’Inail e all’infortunistica fuori dall’ufficio. Questo aspetto va normato al più presto e al momento alcune aziende hanno risolto con assicurazioni private”, continua Cazzulani.

Alcune grosse realtà come Barilla, L’Oreal e Microsoft applicano il lavoro agile già da tempo. E nonostante i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano evidenzino vantaggi misurabili per le aziende, c’è ancora una forte resistenza culturale dei manager che non rinunciano a esercitare il controllo sui dipendenti.