Governo contro Parlamento. E tutto a causa dei tavoli ministeriali sugli stati di crisi aziendali relativi al centinaio di vertenze aperte in ogni angolo del Paese e che il ministero dello Sviluppo economico (Mise) vuole mantenere riservate. È l’accusa che il Movimento 5 Stelle (M5s) lancia contro Federica Guidi, dopo il caso che ha coinvolto Roberto Capelli, il deputato di Centro democratico allontanato lo scorso settembre da un vertice al Mise. Una polemica che è finita sul tavolo della presidente della Camera Laura Boldrini che è intervenuta con uno scambio di lettere con il ministro (vedere immagini in basso) che Ilfattoquotidiano.it è in grado di documentare.

DIVIETO DI ACCESSO Tutto ruota intorno alla questione dell’accesso dei parlamentari ai tavoli di crisi che riguardano il futuro di decine di migliaia di lavoratori. In questi incontri si decide il destino delle aziende in difficoltà, come gli stabilimenti ex Ardo e Indesit a Fabriano, l’Ast di Terni  o quelli di Termini Imerese rimasti all’asciutto anche per le difficoltà dell’ex Fiat. Sono solo alcuni degli esempi che si possono fare scorrendo la lista degli oltre cento casi certificati di crisi. Solo che il Mise non tollera più presenze esterne, nemmeno se alla porta si presentano parlamentari che potrebbero aiutare nella soluzione dei problemi grazie alla conoscenza del territorio. E tutto questo grazie ad una circolare emanata a fine estate che vieta presenze di parti esterne alla mediazione. Di questa situazione ha fatto appunto le spese l’onorevole  Capelli, invitato ad una riunione ministeriale dedicata alla vertenza della Ottana energia spa ma, secondo la Boldrini, “costretto ad abbandonare la stessa” su sollecitazione del viceministro Claudio De Vincenti, che avrebbe appunto “invocato l’applicazione di una recente disciplina interna del ministero”.

GIOCO DELLE PARTI Un comportamento che ha spinto la Boldrini a prendere carta e penna per chiedere al ministro dello Sviluppo economico di “fornire ogni possibile elemento al fine di una compiuta valutazione sull’esercizio di attività che appaiono connesse al mandato parlamentare”. La risposta della Guidi non è parsa delle più dialoganti. “È stato adottato un indirizzo secondo il quale la partecipazione ai tavoli di crisi, convocati presso il Ministero, è riservata unicamente alle parti interessate, ovvero le aziende, le organizzazioni sindacali e le Istituzioni locali competenti”, ha infatti scritto il ministro.

TRASPARENZA ADDIO Lo scambio di lettere tra presidente della Camera e ministro non ha sbloccato la situazione. Per questo il M5S punta adesso l’indice contro la Boldrini: “Si è limitata a inviare una lettera, senza chiedere una reale soluzione del problema”, accusa il deputato Riccardo Nuti: “Eppure quello che sta avvenendo al ministero dello Sviluppo non si è mai visto prima”. Sulla questione il Movimento 5 Stelle ha presentato la scorsa settimana anche un’interrogazione puntando ancora l’indice contro il ministero, responsabile – secondo i pentastellati – di un comportamento che potrebbe inficiare addirittura il diritto alla trasparenza. “In assenza di osservatori indipendenti, chi mi assicura che la compilazione del verbale della riunione sia imparziale e dettagliata?”, si domanda Nuti. Non basta, perché secondo i grillini la circolare metterebbe soprattutto a rischio l’esercizio del mandato parlamentare: “Come facciamo a presentare proposte o emendamenti agli accordi”, si lamenta ancora Nuti, “se non conosciamo le evoluzioni delle trattative?”. Un’accusa pesante, che viene però respinta dal ministro dello Sviluppo economico. Nella sua lettera di risposta alla Boldrini, infatti, la Guidi dà piene garanzie sul fatto che il suo ministero “è in ogni caso fermamente impegnato a riferire nelle sedi competenti circa l’andamento delle vertenze rispetto alle quali i membri del Parlamento esercitano il proprio sindacato ispettivo”.

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