Una scelta discussa da molti, ma difesa perlopiù dalla comunità scientifica quella di Angelina Jolie che ha deciso di farsi asportare le ovaie per il rischio di ammalarsi di tumore. Una decisione quella dell’attrice, che in quanto predisposta geneticamente ad ammalarsi aveva già deciso di sottoporsi a una doppia mastectomia nel 2013. Nei sei mesi dopo quel primo annuncio del 2013, le raccomandazioni di test genetici e il numero di analisi eseguite a caccia delle mutazioni incriminate sono praticamente raddoppiati. A quantificare il boom dovuto alla Jolie è uno studio condotto al Sunnybrook Odette Cancer Centre di Toronto, secondo cui è aumentata la consapevolezza non solo delle donne, ma anche dei medici.

Nel centro canadese sono aumentate del 90% le donne inviate dai medici per una consulenza genetica nei sei mesi successivi all’annuncio dell’attrice (da 493 a 916) e del 105% quelle con i requisiti per sottoporsi al test per le mutazioni dei geni Brca1 e Brca2, associati a un maggior rischio di tumori del seno e dell’ovaio. “Dopo che Angelina Jolie ha reso pubblica la sua storia – commenta Jacques Raphael, primo autore dello studio – anche i medici hanno avuto una scossa, diventando più proattivi e raccomandando i test a più pazienti. Le donne, da parte loro, vogliono sapere di più e chiedono le analisi genetiche per scoprire il rischio di tumori femminili”  Non è solo uno tsunami emotivo quello seguito alla pubblica confessione dell’attrice: secondo lo studio, sono rimaste colpite dall’annuncio e sono state sottoposte a test le donne effettivamente a maggior rischio. Il numero di pazienti che si sono scoperte portatrici delle mutazioni genetiche di Brca1 e Brca2 è pressoché raddoppiato.
L’effetto Jolie emerge anche dai risultati di un’altra ricerca inglese, che ha monitorato le richieste di test genetici e informazioni arrivate a 21 centri in Gran Bretagna. I risultati evidenziano un aumento, soprattutto da parte di giovani donne con una storia familiare di cancro al seno.

Per questo Umberto Veronesi intervistato da Stampa-Secolo XIX parla di “scelta sacrosanta quella di asportare le ovaie, se il quadro clinico è simile a quello di Angelina Jolie”. La scelta dell’attrice è condivisibile da un punto di vista medico, spiega, “gli stessi geni mutati che predispongono al tumore del seno aumentano anche il rischio di tumori alle ovaie e per questo credo che la decisione della Jolie sia coerente con la scelta, di due anni fa, di farsi asportare le mammelle a scopo preventivo. La definirei una scelta sacrosanta, perché, se il tumore dell’ovaio è meno frequente di quello della mammella, è anche più aggressivo. La scelta della Jolie è da raccomandare a qualsiasi donna che abbia un quadro simile dal punto di vista genetico, dell’età e della storia personale”. “Più che controindicazioni c’è un unico grande ostacolo, che è il desiderio di maternità e che senza ovaie è irrealizzabile. Alle donne che hanno mutati i geni Brac1 o Brac2 consiglio di avere una gravidanza appena possibile per poi sottoporsi all’intervento di asportazione, sapendo che di tumore ovarico ereditario ci si ammala, con maggiore pro-babilità, dopo i 40 anni. La femminilità di una donna può comunque rimanere intatta con terapie ormonali”. La scelta della Jolie ha generato fenomeni di emulazione, afferma Veronesi, “e per fortuna c’è stata una presa di coscienza nel mondo femminile”.