Michel Platini, ancora lui. Rieletto per la terza volta presidente dell’Uefa, all’unanimità, senza sfidanti. E con Joseph Blatter pronto a conquistare il quinto mandato a capo della Fifa, i vertici del pallone mondiale restano immutati per almeno altri quattro anni. In carica dal 2007, con questo nuovo mandato l’ex campione francese diventerà il secondo presidente più longevo della storia della Uefa (12 anni in carica), alle spalle solo delle svedese Lennart Johansson (17 anni), da lui sconfitto otto anni fa. Nel suo discorso di reinsediamento, Platini ha sottolineato “la mutua fiducia con le federazioni, grazie a cui si realizza la democrazia partecipativa, che è il marchio di fabbrica della mia gestione”. Ed in effetti proprio sulle nazioni minori, sull’allargamento dei confini del calcio continentale, il presidente Uefa ha sempre indirizzato la sua amministrazione. E costruito quel consenso che oggi ha portato alla sua rielezione.

Da quanto è a capo della massima associazione calcistica europea, Michel Le Roi ha puntato tutto su due grandi provvedimenti. Il tanto discusso fair play finanziario, che vorrebbe restituire al calcio la perduta sostenibilità economica. Ma soprattutto la riforma dei tornei internazionali: la revisione dei preliminari di Champions League, con un “canale preferenziale” per i club campioni nazionali, così da riservare più posti ai Paesi dell’Est; e l’allargamento degli Europei a 24 squadre, per dare più chance alle piccole (e soldi alle tv). In questa direzione va anche la creazione di un torneo “itinerante” per l’edizione 2020. Così Platini è riuscito a guadagnarsi l’eterna gratitudine delle Federazioni “minori” (a votare per le elezioni Uefa sono ben 54 Paesi affiliati all’associazione). Mentre il fair play finanziario, che avrebbe potuto toccare interessi importanti dei grandi club, fin qui ha fatto vere vittime soltanto di seconda fascia (con il Paris Saint-Germain, ad esempio, che è riuscito a trovare il modo di eludere i suoi vincoli).

La riconferma alla guida della Uefa era scontata: nessuno ha avuto il coraggio neppure di candidarsi contro di lui. Neppure le tante ombre emerse periodicamente sulla sua figura hanno sollevato qualche dubbio: dai rapporti opachi con gli sceicchi proprietari del Psg, al suo ruolo nella discussa assegnazione al Qatar dei Mondiali 2022; senza dimenticare le accuse di corruzione per l’attribuzione della prossima coppa del mondo alla Russia. Tutto scivolato nel dimenticatoio, accantonato dal troppo consenso accumulato.

In un primo momento, in realtà, sembrava che Platini potesse tentare la scalata alla Fifa. Ma quando si è accorto che il suo amico-nemico Joseph Blatter, padre padrone del calcio mondiale, aveva intenzione di ricandidarsi, ha deciso di fare marcia indietro. Di fronte al rischio di una sconfitta e di perdere tutto, Platini ha preferito conservare il suo feudo in Europa (e la poltrona di vicepresidente Fifa), in attesa che il quasi ottuagenario dirigente svizzero si faccia da parte spontaneamente per motivi anagrafici. Michel resta “re” nel vecchio continente, in attesa di fare il grande salto e di una successione designata. E il pallone che conta conserva i suoi equilibri, in Europa e nel mondo.

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