Bisogna tornare al Museo del Bardo, bisogna andare a Tunisi: non si tratta solo di solidarietà doverosa, ma di un concreto investimento per la sicurezza del nostro futuro. Stavo per scrivere che ancora nessun rappresentante italiano c è andato, ma per fortuna mi dovrei smentire: per qualche ora c’è Gentiloni.

E giustamente non va solo a visitare gli italiani  feriti, va anche (pare) alla anteprima della riapertura del Museo. Ma non basta. Come non basta la conferma della partecipazione dei militanti italiani del Social Forum Mondiale che  sta cominciando a Tunisi, e che si conclude sabato 28 marzo. Purtroppo il Social Forum è un evento un po’ autoreferenziale, non è sufficiente a rappresentare  una solidarietà democratica mediterranea che è  più che mai  necessaria in questo momento. Finora, dopo la strage, l’atto più ..concreto dell’Italia verso la Tunisia è stata la decisione della Costa Crociere di annullare i passaggi in Tunisia. Non certo un bel gesto. La campagna di solidarietà verso la Tunisia che sta circolando in rete è fatta di gente che posta la  propria foto e promette di  visitare la Tunisia quest’estate. Il punto è quello, è decisivo: il turismo. Alla Tunisia non servono i nostri soldati, ma i nostri turisti.
Per quanto  grave quello del Bardo è stato un episodio completamente  isolato, la paura va superata perché può essere superata. Se la democrazia tunisina tiene, la strada dello jihadismo è sbarrata e l’Europa è  più sicura. E viceversa. Ha ragione il  presidente tunisino a ricordarlo. Ora la prova immediata e concreta è quella della marcia di domenica prossima 29 marzo alla quale la Tunisia  invita i rappresentanti dei paesi amici. Non sarebbe bello che ci fossero solo i governanti poco legittimati degli altri paesi arabi. E il solito Hollande.
L’Italia ha un presidente della repubblica e del consiglio e del Parlamento legittimati, sindaci legittimati: è il caso che ci vadano, almeno qualcuno. Non è meno importante di andare a Parigi dopo la strage a Charlie Hebdo. E al di là degli istituzionali chi può venga. (ndr: io ci sarò)