Nelle indagini sullo scandalo grandi opere c’è un filone che riguarda l’Autorità Portuale di Olbia e la costruzione del nuovo terminal per le crociere.

Leggendo gli atti d’indagine emerge in maniera inquietante come vengono affidati determinati lavori “pubblici”. Di pubblico però ci sono solo i nostri soldi il resto tutto un affare privato. C’è un lavoro milionario da fare? Il bando e il progetto vengono studiati e perfezionati per i soliti noti.

Nell’introduzione che riguarda l’Autorità Portuale di Olbia gli inquirenti scrivono: “Stefano Perotti, in stretto coordinamento con Francesco Cavallo, potendo contare su rapporti preferenziali con Bastiano Deledda, responsabile unico del procedimento (R.U.P.) e con Fedele Sanciu, Commissario dell’Autorità Portuale del Nord Sardegna, ha di fatto predisposto la bozza del bando di gara per la progettazione definitiva e la direzione dei lavori di realizzazione del nuovo terminal del porto di Olbia.”

Bastano queste poche righe per capire come si muovevano determinati personaggi e come certe Istituzioni vengano tranquillamente manovrate ed utilizzate dall’esterno con la complicità sia dei vari dirigenti dell’Ente sia della parte politica che li governa.

In questo filone d’inchiesta emerge, poi, un aspetto ancora più emblematico. L’ormai ex Commissario dell’Autorità Portuale, Fedele Sanciu, veniva scelto da Lupi in maniera un po’ abnorme, ossia senza tanto rispettare i minimi requisiti per un ruolo così importante. Infatti, l’ex Commissario Sanciu venne nominato nonostante avesse come titolo di studio solo la terza media. Per questo motivo feci a suo tempo un esposto alla Procura della Repubblica di Tempio. La mia denuncia, come si legge nell’indagine, ottenne due risultati: primo, non è stato riconfermato l’incarico di Commissario a Fedele Sanciu e secondo, il progetto della cricca è rimasto ed è tuttora bloccato.

Quello che ancor di più preoccupa, oltre la parte politica che governa senza alcune competenze, è il ruolo interno di certi dirigenti. E’ chiaro da tempo che ormai in Italia certi dirigenti pubblici siano diventati i veri e propri padroni degli Enti e delle istituzioni. Ottengono, grazie alla loro inamovibilità, una sorta di egemonia cronica che li rende parte forte di un sistema corruttivo continuo e costante.

Nel caso dell’Autorità Portuale di Olbia l’imprenditore Stefano Perotti ha rapporti molto intimi e familiari con il responsabile unico del procedimento, Bastiano Deledda. Ed infatti, dagli atti di indagine emergono numerose e precise telefonate tra le parti e soprattutto mirate al perfezionamento del bando e alla sua definitiva aggiudicazione. Insomma, il gancio interno della macchina amministrativa. La pedina fondamentale.

Questo è il quadro preciso del cancro che ha colpito ormai da troppo tempo gli Enti pubblici. Dove, continuo a ripeterlo, di pubblico sono rimaste sole le nostre tasse ed imposte spese da sciacalli privati con la connivenza di chi dovrebbe svolgere un ruolo di garante e di pubblico servizio. Un problema enorme. Persone utilizzate, o meglio comprate, per svolgere il servizio non al bene comune ma all’imprenditore del sistema. A questo aspetto si aggiunga che nelle Autorità Portuali molte assunzioni vengono fatte a chiamata diretta o comunque ben mirata. E basterebbe vedere i nomi delle persone assunte per capire i loro legami diretti con determinati parlamentari o politici locali.

Insomma è chiaro che determinate persone vengano messe in determinati ruoli per poi essere utili e servizievoli al sistema politico-criminale di volta in volta al comando. Un quadro desolante ed inquietante. E nonostante determinate indagini, come questa sull’Autorità Portuale di Olbia, certi dirigenti rimangono in carica e sempre con lo stesso ruolo. Una vergogna senza fine. E come direbbe Totò: e noi paghiamo.