E’ diventato un arbitro quanto meno scomodo quello che l’Eni nel 2012 aveva indicato per il collegio internazionale che sta per chiudere la controversia da 800 milioni di euro tra il Cane a sei zampe e il gruppo francese Edison sul prezzo di alcune fornitura di gas dalla Libia. Perché Ugo Draetta, rileva il Corriere della Sera, da maggio 2014 è anche membro esterno dell’Organismo di vigilanza ai sensi della 231 del gruppo pubblico che conta tra i suoi componenti anche il responsabile degli affari legali dell’Eni, cioè il responsabile dell’arbitrato per conto della società petrolifera. Una posizione scomoda, insomma, tanto per la società pubblica, quanto per il professore di Diritto internazionale della Cattolica di Milano fresco di nomina nel consiglio della Camera arbitrale presso l’Anac di Raffaele Cantone e che sarà adeguatamente remunerato dall’Eni per entrambi gli incarichi. La questione, in ogni caso, non sembra interessare alla Edison che aveva già vinto un primo round della partita e che non ha messo in discussione la posizione di Draetta. Tanto meno ha avuto da eccepire la Camera arbitrale di Parigi, che fa da garante alla procedura. Evidentemente tutto a posto, infine, per l’Eni, nonostante le sue regole prevedano che siano motivo di illegittimità o decadenza dall’Organismo di vigilanza “i conflitti d’interesse, anche potenziali, con l’Eni che ne compromettano l’indipendenza” e che non può farne parte chi ha con il gruppo ha “rapporti di natura patrimoniale o professionale che ne compromettano l’indipendenza”.