Da decenni si parla di “questione morale” e di “degrado morale” del paese, della politica e della società civile. Personalmente ero ormai convinto che fossero solo chiacchiere inutili. Che la “morale”, cioè il farsi carico di tutte le sfaccettate responsabilità che si hanno nei confronti dei propri simili all’interno di una società, soprattutto per chi ha ruoli di responsabilità, semplicemente non è, o non è più nel nostro Dna. Noi della morale ce ne freghiamo, lo dimostriamo ogni giorno. Posso compiere le peggiori nefandezze e guai se qualcuno osa giudicare! Chi sei tu per giudicarmi? E qualcuno è arrivato a rivolgere questa domanda ai supremi giudici di Cassazione!

Ma forse i tempi stanno cambiando. Per una volta la Chiesa, che è stata silente per vent’anni, ha preso una posizione netta in merito all’assoluzione del Cavaliere di Arcore. Puoi essere assolto dai tribunali ma la macchia di comportamenti indegni di un uomo di Stato offensivi per milioni di persone, quella rimane. Non basta un’assoluzione per ripresentarsi da galantuomo. Anche le dimissioni del ministro Lupi per ragioni di responsabilità politica sono un segnale positivo di tempi che stanno cambiando. Basta pensare al ritornello: “Io non mi dimetto” pronunciato a petto in fuori, che ha accompagnato gli scandali cui abbiamo assistito in questi anni – i vari Scajola, Fini, Cancellieri, Mastella, Cosentino, De Gregorio, per citarne alcuni – per capire che forse il senso di impunità arrogante non è più tollerabile sotto nessun profilo.

Servono le leggi e organi che le facciano rispettare. Ma non sono sufficienti se scompaiono quelle leggi non scritte, quei doveri fondamentali che ciascun cittadino deve sentire come priorità e che si imparano già a cinque anni. Cicerone scriveva che “Vera legge è la retta ragione, in armonia con la natura universale, immutabile, che con i suoi ordini richiama l’uomo al dovere e con i suoi divieti lo distoglie dalla frode”. La morale si trasmette con l’esempio. Riguarda l’autorevolezza di una figura che spinge all’imitazione perché esalta le nostre migliori qualità. Forse tornerà a crescere il Pil, ma la vera urgenza di questo Paese è far crescere la qualità e lo spessore degli individui. I progressi nella tecnica, nella scienza, nella medicina non bastano e non servono se non avvengono progressi nel senso civico, nel rispetto dell’altro che è alla base della democrazia.