In Andalusia si conferma la storica egemonia del Partito socialista, ma in un quadro totalmente inedito. Alle Regionali, infatti, fa irruzione Podemos, il partito degli “Indignados“, e in misura minore fa ingresso nella scena politica anche Ciudadanos, una sorta di “Podemos” di destra. Gli exit poll di Tns per Canal Sur, alla chiusura dei seggi segnano la vittoria del Psoe, da 33 anni al governo della regione, ma con il peggiore risultato dal 1982, il 33,1% dei voti, rispetto al 39,5% del 2012, quando, pur essendo il secondo partito, ha governato in coalizione con Izquierda Unida. Da 47 seggi scende a 44-41, rispetto ai 55 necessari per la maggioranza nel Parlamento andaluso: un risultato che obbliga la 40enne leader Susana Diaz a cercare alleanze, che potrebbero riproporsi anche nel resto del paese alle amministrative di maggio e alle politiche d’autunno.

Confermato il tracollo del Partido Popular, nel 2012 il partito più votato, con il 40,6% dei voti, scivolato ora al 26,9% (da 50 a 32-35 seggi), in una Camera andalusa molto più frammentata, con l’irruzione delle due nuove forze politiche. Gli indignados di Podemos, con un exploit all’esordio sulla scena nazionale, conquistano il 17,5% (fra 19 e 22 seggi) mentre il partito centrista Ciudadanos, nato dieci anni fa in chiave unionista in Catalogna, si attesta come quarta forza politica, con l’8% dei voti (6-7 seggi), scalzando Izquierda Unida, che dall’11,3% dei suffragi si ferma al 7% (da 12 a 4 seggi).

Secondo molti analisti, quella di Susana Diaz è una vittoria a metà, dato che perde fra i 3 e i 6 seggi, rispetto ai 47 ottenuti dal predecessore Juan Antonio Griñan tre anni fa. E potrebbe governare in minoranza solo se il PP, Podemos o Ciudadanos assieme a IU decidono di astenersi alla votazione alla Camera. Bisognerà vedere se, come ha promesso in campagna elettorale, la leader socialista manterrà l’impegno elettorale di non scendere a patti né con il PP né con Podemos.

Il voto degli indecisi, quasi un terzo dell’elettorato, ha fatto la differenza, nella regione con il tasso record di disoccupazione del 34%, che supera il 60% fra i giovani. Per l’intera campagna, la candidata socialista ha fatto appello al malcontento per l’austerità e la disciplina fiscale imposta a livello nazionale dal governo del PP. Ma l’appello alla mobilitazione e il voto di protesta è stato capitalizzato dalle nuove forze politiche, in particolare Podemos, in campo contro la ‘castà e la corruzione.

Le elezioni segnano la fine della tradizionale alternanza bipartitica fra Psoe e PP, che ha governato la Spagna nella storia della sua democrazia: se tre anni fa, in Andalusia Psoe e PP sommavano l’80% dei voti, oggi non superano il 60%. La nuova tappa sarà segnata da alleanze inedite che, dal laboratorio andaluso potrebbero riprodursi a livello nazionale.