La serie Revelations rappresenta qualcosa in più che uno spin-off per Resident Evil, la storica saga survival horror di Capcom. Il suo primo episodio, e questo, appena arrivato, non solo s’inseriscono nella sua continuity narrattiva, ma contribuiscono a formarla, narrando eventi strettamente collegati a quelli degli episodi regolari ed avendo come protagonisti personaggi iconici della serie, e non solo facce nuove. Di più, il primo Revelations, uscito originariamente su Nintendo 3DS e poi riproposto anche su home console, è da molti ritenuto migliore in termini di atmosfere ed equilibrio nel gameplay tra la componente survival horror e shooter rispetto al quinto ed al sesto episodio, sbilanciati verso una deriva a base d’azione che molti appassionati non hanno gradito.

Con queste premesse è quindi lecita la curiosità suscitata da Resident Evil Revelations 2, che ha un altro fattore di interesse, una primizia nella storia della saga, ovvero la divisione in quattro episodi, ognuno che si divide tra la parte dedicata alla coppia di protagonisti composta da Claire Redfield, veterana della serie, e Moira Burton, volto nuovo, e quella nella quale si guidano invece Barry Burton, altro personaggio ricorrente e padre di Moira, e Natalia Korda, una bambina dotata dai poteri misteriosi. Dal punto di vista strettamente narrativo la struttura episodica funziona: da sempre Resident Evil ha offerto intriganti colpi di scena, che qui trovano ancora più ampia eco grazie a cliffhanger precisi ed intelligenti. Ne risulta una trama interessante da seguire, e che per fortuna fa a meno degli espedienti cervellotici visti in precedenti episodi.

Se l’impianto narrativo beneficia della divisione in parti, il gameplay ne viene danneggiato. Il giocatore perde il senso della progressione ludica, fa fatica a trovare nell’esperienza di gioco una certa coerenza e compiutezza, ogni episodio sembra un compartimento stagno. Il primo è forse il meno convincente, ma è quello che più prova a rimanere fedele alle radici della serie; il secondo ed il terzo mettono in chiaro che no, non è di un ritorno al passato che si tratta, ma della riproposizione di quelle dinamiche e quei ritmi a metà tra il survival horror e lo shooter, prima di accedere al degno epilogo rappresentato dal quarto. Si ripropone quindi anche il problema della natura ibrida di Resident Evil Revelations 2, molto simile a quella del quinto e del sesto episodio ed invece distante da quella del predecessore; è un problema nella misura in cui soluzioni miste richiedono quella cura e quell’attenzione ad ogni componente che qui mancano.

Il gioco è comunque capace di accompagnare con discreto divertimento il giocatore nelle circa quindici ore (un quantitativo di tutto rispetto per gli standard della serie) necessarie per completarlo, legandolo con la sua trama, strizzandogli l’occhio con atmosfere ed ambientazioni inquietanti, dandogli soddisfazione quando si tratta di premere il grilletto e tirar giù qualche repellente orrore. A contribuire alla solidità del pacchetto c’è poi una modalità Raid che è più di un mero corollario, capace com’è di ampliare longevità ed offerta ludica con una serie di missioni dedicate esclusivamente allo sterminio dei mostri, crescendo di livello ed ottenendo nuove armi ed abilità.

Visto l’investimento ridotto stanziato da Capcom per lo sviluppo del gioco ci si può quindi ritenere soddisfatti, seppur non del tutto, da quanto realizzato con Resident Evil Revelations 2. Il gioco ben giustifica dal punto di vista narrativo la sua natura episodica, non limitandosi a cavalcare la tendenza del momento, ma ben interpretandola.

A cura di Fabio Canonico

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