Domenica 22 e 29 marzo, i francesi andranno alle urne per rinnovare i consiglieri dei loro 101 dipartimenti, l’equivalente delle nostre province. Un voto che assume i contorni di un test per il governo, a due anni dalle prossime elezioni presidenziali, e che secondo i sondaggi dovrebbe consacrare primo partito di Francia il Front National di Marine Le Pen, dietro quello degli astensionisti.

Le elezioni amministrative esercitano da sempre un interesse limitato sugli elettori transalpini e, secondo un recente sondaggio, ben il 57% degli aventi diritto non si presenterà ai seggi al primo turno delle elezioni dipartimentali, domenica 22 marzo. Ciononostante, lo scrutinio assume sempre di più un’importanza nazionale e vede impegnati nella campagna elettorale tutti i maggiori rappresentanti politici del paese. Il Partito Socialista rischia di perdere la metà dei 60 dipartimenti/province che governa attualmente e spera che lo spirito detto dell’11 gennaio, quel senso di comunione e unità che ha pervaso la Francia dopo gli attentati di Charlie Hebdo e dell’Hypercasher, possa avere un impatto positivo sull’elezione. La destra dell’Ump punta invece su un voto di rifiuto della politica nazionale, ma deve temere quello di rifiuto del sistema che favorisce il Front National.

“La sopravvivenza del governo di Manuel Valls, nominato primo ministro un anno fa, non è in gioco – spiega il politologo esperto di estreme destre Jean-Yves Camus a IlFattoQuotidiano.it – ma queste elezioni sono chiaramente un test per la politica del governo e del Partito Socialista. Lo sono però anche per la destra di Nicolas Sarkozy, che è tornato alla guida dell’Ump. Se il Front National riuscirà ad ottenere, come indicano alcuni sondaggi, tra il 28 e il 30% dei voti, superando l’Ump ancora una volta dopo le elezioni europee, non è una buona notizia per la destra. Vuol dire che nemmeno il ritorno di Sarkozy, acclamato dai militanti del partito, è servito a risolvere il problema di leadership a destra e che la politica messa in atto per arginare il Front National non sta funzionando come dovrebbe”.

Il risultato del Front National non sarà da giudicare in base ai dipartimenti e poltrone effettivamente ottenuti, perché il doppio turno maggioritario è da sempre meccanicamente sfavorevole alla formazione di Marine Le Pen. Se i candidati frontisti dovessero vincere in uno o due dipartimenti, sarebbe già un’enorme vittoria per il partito. “Arrivare davanti all’Ump, per degli elettori di destra, segna incontestabilmente una dinamica positiva – continua Camus – inoltre, convalida le scelte di Marine Le Pen da quando è diventata presidente del partito. Del resto, si può già dire che è riuscita ad ottenerne la riabilitazione che si era posta come obiettivo. Un buon risultato permette anche di aumentare il numero di rappresentanti locali e di avere così delle voci dirette, che aiutano a comprendere meglio ciò che succede sul territorio. Poco a poco, il Front National tesse la sua tela. Diventa una grande formazione politica che potrebbe assomigliare sempre più alle due formazioni che classicamente governano in Francia. Non è ancora un tripartitismo, perché le istituzioni della quinta repubblica non si prestano al tripartitismo, ma in ogni caso diventa una terza forza. Cosa che ci porta alla questione del travaso dei voti”.

In effetti, secondo il politologo sarà interessante osservare le dinamiche del secondo turno, laddove il Front National sfiderà un candidato PS o Ump: che scelta faranno allora gli elettori dell’altro grande partito? Il Partito Socialista farà sicuramente appello al Fronte Repubblicano, perché gli elettori sbarrino la strada all’estrema destra, ma il ritornello sembra avere sempre meno effetto: “La paura del Front National basterà a mobilitare l’elettorato? Non solo quello di sinistra, ma ben al di là del proprio campo? – si domanda Camus – non ne sono convinto. Perché i francesi oggi votano sulle questioni economiche e sociali e se la politica del governo non dà risposte e non presenta qualche risultato, dubito che la paura del Front National basti per vincere le elezioni, comprese le presidenziali del 2017″.