L’inchiesta della procura di Firenze ha scoperchiato il pentolone delle grandi opere e sta mettendo a nudo il sistema illegale che per anni ha governato i lavori pubblici in Italia. Il bubbone è gigantesco, i coinvolgimenti sono ramificati e, ovviamente, bipartisan: non potrebbe essere altrimenti, trattandosi di una torta da 25 miliardi da spartire. Chiaro che se qualcuno fosse rimasto escluso, il potere del superburocrate Ercole Incalza non sarebbe durato così a lungo. Dalle carte dell’inchiesta fiorentina è emersa la totale subordinazione dell’ormai ex ministro Maurizio Lupi ai voleri di Incalza, che scriveva di suo pugno addirittura gli emendamenti da fare votare. Ma le grandi opere – per quanto importanti – non sono l’unica partita che si gioca al ministero e giova chiedersi per chi altri – oltre che per Incalza – Lupi abbia fatto da ventriloquo.

C’è il caso scandaloso del decreto “Sblocca Italia” che è stato convertito in legge lo scorso novembre confermando con l’approvazione dell’articolo 5 un regalo miliardario alle concessionarie autostradali e cioè la possibilità di ottenere automaticamente la proroga delle concessioni presentando un piano finanziario per nuovi investimenti o per la gestione unitaria di tratte autostradali contigue. A nulla sono valsi il parere negativo di tutte le Autorità di controllo (Antitrust, Bankitalia, Anticorruzione, Authority dei Trasporti) e la forte opposizione parlamentare: l’allora ministro Lupi – e con lui il governo – non hanno voluto sentir ragioni e hanno fatto passare la proroga implicita delle concessioni, abolendo di fatto la concorrenza e permettendo ai concessionari di continuare a operare in regime di monopolio lucrando sui pedaggi, sugli aumenti e sui lavori cosiddetti in-house, cioè affidati a imprese controllate o collegate ai concessionari stessi.

Una torta da 6 miliardi di euro che si spartiscono i soliti noti (Benetton, Gavio, Toti, più un certo numero di enti locali) e per la quale rischiamo anche di dover pagare multe all’Europa per decine di milioni di euro: infatti le regole Ue non ammettono che le concessioni possano essere rinnovate senza gara e laddove è capitato, Bruxelles non ha esitato ad aprire procedure di infrazione contro l’Italia. E’ successo ad esempio nel caso dell’Autostrada Tirrenica, tornata proprio in questi giorni sotto i riflettori anche per via della fuga dal capitale di Coop e Vianini Lavori (gruppo Caltagirone) che hanno rivenduto le loro quote ai Benetton dal momento che per far rientrare la procedura d’infrazione la durata della concessione è stata ridotta da 18 a 15 anni e, soprattutto, è stato stabilito che sulla Tirrenica il concessionario non potrà più auto-aggiudicarsi i lavori ma dovrà bandire gare sul 100% delle opere. Ovvio che così per i costruttori non c’è più convenienza e dunque escono dalla concessionaria per poter partecipare alle gare che questa bandirà. Se i meccanismi sono questi, è del tutto evidente che il sistema delle concessioni e delle proroghe automatiche va contro l’interesse dei cittadini. Chi sarà mai “l’uomo de panza” delle concessionarie che ha suggerito a Lupi il famigerato articolo 5 del decreto Sblocca Italia? L’inchiesta di Firenze non lo dice, ma gli addetti ai lavori suggeriscono di guardare dalle parti dell’Aiscat.