La mia ultima esperienza lavorativa sul suolo italico si è svolta presso un’organizzazione che lavora nel campo sanitario, principalmente in Lombardia. Pur occupandomi personalmente di progetti all’estero, ho avuto modo di toccare con mano, seppur indirettamente, il sistema di potere di Comunione e Liberazione. Che è, per usare un eufemismo, estremamente ben organizzato ed incredibilmente efficiente nell’occupare tutti gli spazi decisionali a disposizione, lasciando le briciole agli altri. Con alcune derive fuori dalla legalità, come ampiamente dimostrato dalla vicenda Formigoni-Daccò, tanto per citarne una fra le più eclatanti.

Che poi Maurizio Lupi, come dicono in tanti (compresi i suoi avversari politici), sia una brava persona, nulla toglie e nulla aggiunge all’essenza del problema. Noi cittadini riteniamo che chi accetta incarichi politici debba attenersi a degli standard etici e comportamentali al di sopra della media, in quanto rappresentante del popolo e pagato con i soldi dei contribuenti. E leggere il contenuto della sua telefonata con Incalza mette certamente a disagio. Amen. E però…

E però sono altrettanto convinto che la maggioranza degli italiani, nel profondo dell’animo, pensi che un padre che tenta di aiutare il proprio figlio commetta un peccato assolutamente veniale. Siamo disponibili a perdonare questo peccatuccio, perché quasi certamente in famiglia abbiamo qualche esempio di padre che si è prodigato per facilitare alcuni contatti ed agganci al proprio figlio. Io stesso, quando terminai l’Università, andai a svolgere la pratica forense nello studio di mio padre – in qualche modo già beneficiando del suo appoggio e della mia posizione privilegiata – e, quando decisi di cambiare professione, ricordo che mio padre si attivò nella sua cerchia di amici e conoscenti per aiutarmi a trovare qualche sbocco interessante. E vi sto parlando di un uomo di una rettitudine morale assoluta, credetemi.

Ma sappiamo che l’Italia così funziona, come testimoniano anche alcune classifiche ed indagini svolte a livello internazionale che dimostrano come nel nostro Paese il reperimento del posto di lavoro avvenga principalmente – se non esclusivamente – attraverso la rete di conoscenze familiari, piuttosto che per criteri meritocratici come in altri paesi dentro e fuori dall’Europa. Insomma, se da una parte la condanna morale per il comportamento dell'(ex) ministro è scontata e sacrosanta, dall’altra non mi stupirei nel vedere un atteggiamento benevolo ed in qualche modo comprensivo verso un peccato considerato in fondo abbastanza veniale. Perché alla fine il farsi in quattro per aiutare un figlio è qualcosa che la maggior parte dei padri italiani probabilmente farebbe.

Tale argomento è un motivo in più, tra gli altri, per spingere sempre più convintamente sul ringiovanimento della politica. Avere 35-40enni in posizione chiave permetterebbe, oltre al beneficiare di menti fresche ed al passo con lo sviluppo globale, che guardano al futuro e non rimpiangono il passato, di evitare tutte quelle manfrine di raccomandazioni ed appoggi a figli e figliastri, che da sempre caratterizzano la nostra vita politica. Prendiamo il nostro attuale Presidente del Consiglio: 40 anni, tre figli ancora piccoli, chi e cosa deve raccomandare? Al massimo farà pressioni sul ministro dell’Istruzione Giannini perché faccia eleggere i suoi figli capoclasse o capitani della squadra di calcio delle elementari.

Volenti o nolenti, dobbiamo prendere atto del ciclo della vita. Quando si diventa genitori un po’ attempati, la preoccupazione sul futuro dei propri figli prende il sopravvento, e ci si trova disposti a fare qualunque cosa per garantire loro un futuro roseo. E sapendo che noi italiani abbiamo, come dire, una certa predisposizione all’intrallazzo, proviamo a recidere il problema alla radice. Regaliamoci una bella classe politica con bebè e bambini all’asilo ed alle elementari, liberi da pressioni di far laureare e trovare lavoro ai propri pargoli e occupati solamente da pappine a pannolini. Per evitare altri casi Lupi-Incalza.