Sguardo rivolto al cielo la mattina del 20 marzo. Appuntamento con uno degli eventi astronomici più attesi dell’anno: l’eclissi solare di primavera. Il fenomeno è visibile anche in Italia, come nel resto dell’Europa, in Africa e Asia settentrionale, ma solo parzialmente. La copertura del Sole da parte della Luna nel nostro Paese varia, infatti, tra il 40 e il 70%, in base alla latitudine, con un oscuramento maggiore nel Nord Italia. Per osservare il disco solare che scompare integralmente bisogna, invece, avvicinarsi al Polo, alle isole Fær Øer o alle Svalbard. A queste latitudini si verifica una curiosa coincidenza: l’eclissi oscura la prima alba dopo sei mesi di notte polare.

Il giorno dell’equinozio di primavera la Luna si frappone tra il Sole e la Terra, proiettando su quest’ultima il suo cono d’ombra. “L’oscuramento è amplificato dal fatto che il nostro satellite, la sera prima dell’eclissi, si trova al suo perigeo, cioè alla minima distanza dalla Terra”, precisa Tom Kerss, astronomo presso l’Osservatorio reale di Greenwich.

Al netto dei timori di eventuali black-out elettrici (per cui Terna ha disposto il distacco per 24 ore di tutti gli impianti eolici e fotovoltaici da 100 o più kilowatt) resta la bellezza di un fenomeno che da sempre affascina l’uomo. “L’eclissi totale di Sole è uno dei più maestosi spettacoli della natura – afferma Fred Espenak, astronomo emerito ed esperto di eclissi della Nasa, di cui cura l’apposito sito web -. Quella di marzo appartiene a una famiglia nota come “Saros 120”, una serie in cui ogni evento si verifica all’incirca ogni 18 anni. L’eclissi di questo mese – aggiunge lo studioso – è la 61esima della serie, la prima delle quali è avvenuta quasi mille anni fa, l’11 agosto 1059”.

Gli appuntamenti più recenti con l’oscuramento del Sole nel nostro Paese risalgono al gennaio 2011 e all’agosto 1999. Bisognerà, invece, attendere una decina d’anni per osservare la prossima eclissi. “A Roma – spiega Gianluca Masi, responsabile del “Virtual Telescope”, che trasmette l’evento in diretta streaming – il fenomeno inizia alle 9.24, raggiunge il massimo alle 10.31 e finisce alle 11.42”. Occorre, però, prendere alcune necessarie precauzioni. “Questa eclissi non può essere osservata a occhio nudo, o con normali occhiali solari – precisa Masi -. Bisogna dotarsi di occhialini specifici, oppure guardarla attraverso la proiezione indiretta di un telescopio, dotato di appositi filtri. Diversamente – sottolinea l’astrofisico -, si rischiano seri danni alla retina”.

L’eclissi, però, non è solo un appuntamento irrinunciabile per appassionati astrofili, ma anche un’occasione unica offerta dalla natura agli astronomi per studiare meglio alcuni fenomeni come vento e tempeste solari, attraverso l’osservazione della corona solare. Questa regione più esterna dell’atmosfera della nostra stella, infatti, è in genere molto tenue, ma diventa ben visibile proprio quando il disco solare si oscura.

Gli scienziati dell’Agenzia spaziale europea (Esa), si stanno preparando a osservarla attraverso il mini-satellite “Proba-2”, a 820 km di quota. Una sonda che consentirà anche ai non addetti ai lavori, tramite il portale dell’Esa di ammirare l’eclissi da un punto di osservazione privilegiato, nello spazio.

L’eclissi è un’occasione talmente unica per lo studio del Sole che l’Esa ha in programma di riprodurre questo fenomeno artificialmente. Lancerà, infatti, nel 2018 una coppia di mini-satelliti, la terza generazione della missione “Proba”. Ad ogni orbita uno dei due satelliti, allineati alla nostra stella a una distanza di 150 metri, occulterà il Sole all’altro, creando così delle eclissi artificiali che dureranno qualche ora, anziché i pochi minuti di quelle naturali. Un tempo durante il quale gli astronomi potranno studiare approfonditamente l’attività della superficie solare.

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