Le tangenti e la religiosità. Stefano Perotti e Franco Cavallo, entrambi arrestati nell’inchiesta di Firenze sulle grandi opere, avevano spiritualità da vendere. Tanto da avere la faccia di presentarsi all’alba alla messa in Vaticano presieduta da Papa Francesco il 27 marzo 2014, durante la quale il pontefice pronunciò un’omelia sulla corruzione. A quella messa parteciparono 492 parlamentari e molti imprenditori. E Bergoglio aveva usato parole dure, sottolineando che i peccatori pentiti si potevano salvare e i corrotti no. E lì, ad ascoltare, ci sono anche Perotti e Cavallo: la loro personalità, annotano i pm nella richiesta d’arresto presentata al gip di Firenze, “è davvero singolare”.

Ma non è l’unica volta che Perotti – l’imprenditore che secondo i pm ha procurato un lavoro a Lupi jr – si presenta in chiesa. Era già successo, raccontano le carte dell’inchiesta, anche il 25 settembre 2013. Perotti chiama la moglie e le dice che sta andando al ministero delle Infrastrutture. Nel pomeriggio dovranno presenziare alla funzione del pomeriggio alla chiesa di Sant’Anna, a Roma, in ricordo della scomparsa di Rocco Trane, esponente socialista che fu coinvolto in inchieste di corruzione negli anni Novanta, il cui figlio Pasquale è tra i 51 indagati dell’inchiesta di Firenze. Ma i coniugi Perotti hanno un problema: vogliono pagare i “ragazzi del coro”, ma hanno solo banconote da 500 euro. “Senti ti volevo dire, ti porti dietro 500 euro, magari in taglio da 100. In modo da… Paghiamo questi ragazzi che suonano la musica in chiesa”. Ma Christine ribatte che anche lei ha solo banconote da 500. Così propone di mandare il loro autista per farli cambiare in banconote di taglio più piccolo. La signora Perotti fa capire che non si tratta di un episodio eccezionale: accade spesso di dover cambiare le banconote da 500.