Può piacere, ma anche confondere. Affascinare e intimorire, a volte persino indisporre. La sola cosa certa, oggi, è che quella da molti definita come “moda” di Alexander McQueen ha svelato ancora una volta il suo volto più irresistibile, la sua espressione più autentica: quella teatrale. È la prima impressione evocata fra le stanze del Victoria&Albert Museum, scenario della mostra “Alexander McQueen: Savage Beauty”, monumentale retrospettiva organizzata a 5 anni dalla scomparsa del grande stilista che il 17 marzo avrebbe compiuto 46 anni. Diventato apprendista sarto a Savile Row a soli quindici anni, laureato in seguito alla Central Saint Martin di Londra con una collezione finale dedicata a Jack The Ripper (meglio noto come Jack lo Squartatore), dimostrando subito una passione per l’ignoto e l’innominato, diviso fra inquietudine e mistero, nell’ideale di uno stile vittoriano e, insieme, contemporaneo.

Ma l’intenzione, qui, non è certo quella di ridurre la sua carriera proprio all’ideale di una “moda” che i non appassionati (o non addetti ai lavori) potrebbero trovare vacua e superficiale: quanto di stupire con immagini colte proprio per esaltare abiti pronti a scatenare tutta la propria scenografica essenza. Dieci stanze d’impressioni e colori, di texture da “toccare” con un solo sguardo, di musiche in armonia con ogni capo – portate all’apice dal soundtrack di Barry Lindon nella stanza “Romantic Nationalism”, fra cristalli infuocati, piume rosse, tartan e giubbe militaresche. Un mondo dal quale chiunque può uscire affascinato, lasciando a ogni abito-opera il potere (lo stesso lasciato alle opere di qualsiasi grande artista) di catturare l’attenzione di chi ancora non lo avesse conosciuto. Un universo interiore da ritrovare nel suo Cabinet de Curiosité, rappresentato al V&A da una stanza dove 120 fra abiti, accessori e creazioni scultoree regnano disposte fino al soffitto, intervallate da video proiettati su ben 27 schermi. Oltre 70.000 biglietti venduti ancor prima che l’esibizione avesse inizio sottolinea la celebre Claire Wilcox, curatrice pronta a spiegare chiaramente come: “Quella di Alexander McQueen è un’arte che i pochi sapranno replicare. Con la sua nobile irriverenza ha saputo creare show inimitabili, portando sulle passerelle un ideale di stravaganza che non ha mai perso di vista il senso dello stile: la forza di un’espressione personale portata oltre ogni limite”.