Se la trasferta di Firenze doveva essere l’ultimo appello per Inzaghi, l’avventura di Super Pippo sulla panchina rossonera potrebbe essere vicina a concludersi: contro la Fiorentina il Milan perde 2-1 all’ultimo minuto che aveva sperato a lungo di vincere. Per colpa dei soliti errori, del solito atteggiamento rinunciatario nei finali di partita che già tanti punti era costato in stagione ai rossoneri. E si rivela fatale una volta di più: Joaquin (un gol e un assist in una manciata di secondi) ribalta un match e vanifica gli sforzi, evidenti, dei ragazzi di Inzaghi. Ma i limiti, ancora una volta, emergono nel momento decisivo e fanno la differenza.

Eppure il Milan aveva giocato alla pari dei suoi avversari più quotati per larghi tratti del match. Grazie al clima da ultima spiaggia, e alla serata di grazie di alcuni suoi interpreti (Menez e i difensori centrali su tutti). Agevolato dal non dover condurre la partita, ma poter giocare in contropiede. E, forse, anche dall’approccio della Fiorentina, che ha il torto di prendere un po’ sottogamba quello che un tempo era considerato un big match. Lo si capisce dalle formazioni: in vista dell’Europa League e del ritorno decisivo contro la Roma, Montella si permette di fare abbondante turnover. Fuori tutti insieme Joaquin, Mati Fernandez, Diamanti e l’egiziano Salah. Troppo per non risentirne. Infatti i rossoneri, nonostante il momento difficilissimo, reggono l’impatto con il Franchi.

Inizialmente il centrocampo rossonero fa molta fatica, sia ad impostare che a far filtro. Bastano passaggi tesi dalle retrovie per permettere ai viola di proiettarsi in avanti con pericolosità, specie con gli inserimenti fra le linee di Borja Valero e Ilicic. Il Milan di Inzaghi ha come schema migliore il contropiede, possibilmente affidato alla velocità e alla fantasia di Menez. Ma se il francese è ispirato può anche bastare: da due sue ripartente nascono buone azioni per i rossoneri, con Honda che si ritrova il pallone giusto sul piede sbagliato, e poi una chiusura provvidenziale di Rosi. Le occasioni restituiscono fiducia al Milan, entrato in campo visibilmente intimorito, e smorzano l’aggressività dei padroni di casa. Anche tatticamente c’è più equilibrio di quanto ci si potesse aspettare: i rossoneri non si limitano a difendere, il proverbiale giropalla dei ragazzi di Montella si vede poco. E per una volta il Milan non prende gol su calcio piazzato, uno dei tanti talloni d’Achille cronici della squadra di Inzaghi: l’occasione c’è, capita immancabile sulla testa di Basanta alla metà del primo tempo, ma la traversa salva Diego Lopez.

Gli ingressi di Joaquin e Badelj sembrano suonare la carica nella ripresa: per cinque minuti i padroni di casa acquisiscono ritmo e velocità d’esecuzione. Un po’ come già in avvio di primo tempo pare l’inizio di un monologo, e invece nel momento più difficile il Milan trova il vantaggio: in maniera un po’ estemporanea, con un gol da rapinatore di Mattia Destro, bravo e fortunato a mettere la punta su una conclusione sporca di Bonaventura. Quanto basta per segnare l’1-0.

Ma è solo un’illusione, persino controproducente: è proprio qui che i rossoneri si smarriscono. Perché ancora una volta cominciano a schiacciarsi presto: le ripartenze che tanto avevano messo in difficoltà i padroni di casa spariscono già più a venti dalla fine. Honda e Menez ripiegano in difesa, dimostrando grande spirito di abnegazione ma arretrando il baricentro. Un atteggiamento rinunciatario già visto altre volte in stagione, e già altre volte deleterio. Firenze non fa eccezione.

La grande prova di Paletta e Mexes in mezzo all’area non concede molte occasioni. Ne basta una, però, per trovare il pareggio: cross teso di Joaquin, stacco imperioso di Gonzalo Rodriguez e colpo di testa vincente. Ci sono ancora sette minuti da giocare e sono troppi da giocare per il Milan in queste condizioni: stavolta Joaquin chiude sul cross di Pasqual. Lasciato solo da Menez, che con tutta la buona volontà terzino non sarà mai. La Viola vince al fotofinish e sogna l’Europa che conta. Per i rossoneri, appena un successo nelle ultime sei partite, è notte fonda. E forse l’avventura di Inzaghi è davvero arrivata al capolinea.

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