bizzarri 2Rio de Janeiro – L’ultima volta che ho visto migliaia di brasiliani indossare la maglietta della selezione a Copacabana è stato durante il mondiale di calcio, quando il Brasile ha perso per sette a uno contro la Germania. Chissà se piangeranno di nuovo i torcedores, anzi i manifestanti che, in ventisei Stati del Brasile, hanno protestato contro il governo Rousseff, l’ex presidente Lula, il Partido dos Trabalhadores (Pt) e la corruzione. La manifestazione è stata pacifica, ma i dimostranti chiedevano con forza e rabbia l’intervento dei militari per rimuovere la democrazia tornata solo nel 1985 in Brasile.

La maggioranza dei manifestanti erano bianchi e non certo poveri lavoratori. Hanno chiesto persino l’impeachment della Rousseff eletta democraticamente a ottobre. L’opposizione, ma anche i partiti alleati non hanno atteso molto tempo per attaccare la Presidente. Il parlamento non legifera più, litiga e vive un conflitto che giunge fino all’asfalto, dove la gente grida contro i politici, ma allo stesso tempo non sa quale forza politica potrebbe sostituirli.

L’elezione presidenziale di ottobre mostrò ai brasiliani e al mondo una società divisa tra emergenti e ricchi, ma soprattutto l’elite che usa la classe media per cercare di rimuovere dal potere il Pt da quattordici anni al potere in Brasile. L’elite e l’opposizione temono il ritorno di Lula nel 2018, quando il presidente più amato nella storia del Brasile si ripresenterà all’elezione presidenziale. Oggi l’equipe economica della Rousseff ha dovuto adottare misure draconiane per cercare di fare quadrare i conti dopo quattordici anni di politica economica anticiclica che hanno fatto arricchire i soliti ricconi brasiliani, ma hanno anche tirato fuori dalla miseria milioni di brasiliani, grazie ai programmi sociali che hanno anche aperto per la prima volta le porte delle università ai giovani della periferia.

bizzarri 1Un aggiustamento fiscale previsto da tutti gli economisti sensati prima che avvenissero le presidenziali. Tutto ciò non è andato a genio ai conservatori, all’elite brasiliana che teme di perdere privilegi e poteri. Ma il nuovo Brasile incomoda soprattutto gli Stati Uniti che vedono qualcosa di minaccioso nello sviluppo sociale del Paese del ‘Futuro’, ma anche dall’alleanza sempre più stretta del governo Rousseff con la Cina e gli atri paesi membri dei Brics, (Cina, Brasile, Russia, India e Sud Africa), i quali hanno intenzione di aprire una propria banca di sviluppo e adottare una moneta unica che possa sostituire il dollaro negli scambi commerciali. Non è certamente piaciuta a Obama e al suo governo anche la stretta di mano collettiva tra i Brics, i quali si incontrarono al G20 in Australia nel 2014, quando avveniva la guerra civile in Ucraina e il governo cinese reprimeva le dimostrazioni di Hong Kong .

Il Brasile oggi è dolorosamente spaccato in due parti. Era quello che volevano i conservatori, gli speculatori e gli Stati Uniti che avrebbero voluto il partito liberale del Psdb alla presidenza del Brasile, il partito che nei due mandati presidenziali del presidente Henrique Cardoso hanno privatizzato le imprese pubbliche dello Stato, tra cui, parzialmente, la Petrobras. L’impresa pubblica petrolifera è oggi in balia di uno scandalo di corruzione che è parte probabilmente di una strategia americana per rendere l’impresa totalmente privata. La tattica proviene da Washington che mira a impossessarsi del Presal, l’immenso giacimento petrolifero con cui il Brasile è balzato al quarto posto tra i Paesi produttori di petrolio al mondo.

Gli atavici scandali brasiliani, che emergono curiosamente solo oggi, sono probabilmente parte di un disegno per rimuovere anche la vecchia classe politica e i partiti che hanno governato il Brasile durante la sua re-democratizzazione. Abbiamo visto accadere qualcosa di simile anche in Italia negli anni in cui avvenne lo scandalo di ‘Mani Pulite’. In quegli anni sparirono dalla scena italiana partiti e nomi della politica. Ne apparvero altri, tra cui Silvio Berlusconi. In Brasile non si sa chi potrebbe andare al potere, sarà forse la conservatrice e organizzata nuova elite evangelica filo americana e militarista? Il problema socio-politico brasiliano non è facile da risolvere, anzi incute un certo timore per il futuro del Paese che oggi si trova a un pericoloso bivio.

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