Andrea Camilleri sorprende sempre. E così è stato anche ieri nel corso della manifestazione “Libri Come”, dialogando con l’ideatore della kermesse Marino Sinibaldi. Parlando dei suoi maestri, il Maestro Camilleri ha letteralmente incantato il numeroso pubblico presente con i suoi ricordi narrati con una straordinaria evocazione teatrale, facendo vivere le scene della sua vita con una lucidità coinvolgente.

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Dopo aver ricordato i suoi professori con la consueta ironia, l’autore siciliano si è soffermato sull’unico Maestro da lui riconosciuto: Orazio Costa per il quale ha speso parole valide ancora oggi per spiegare la forza dell’insegnamento che rimane per tutta una vita. E proprio sulla base di quanto ha ricevuto, Camilleri ha affermato che “se dovessi scegliere ora io qualcuno come successore non prenderei certo il più supinamente fedele: cercherei di avere qualcuno che mi superasse, che andasse, con un estro che io non ho, più in là di me, che avesse idee diverse da me, che nascessero dallo stesso ceppo come nasce un albero ma diversificandosi”

La vera sorpresa, però, è stata quando ha commentato con fermezza la recente “riforma della scuola” sottolineando che, a suo avviso, si tratta di un mero “aggiustamento” poiché le riforme sono un’altra cosa. E come dargli torto, soprattutto quando afferma che “è sbagliato dare tutto questo potere ai presidi perché ce ne sono di bravi e meno bravi: del resto, si è scoperto che anche tra i premi Nobel ci sono degli imbecilli”

Proprio la scuola è stato il tema di fondo di questa edizione di “Libri Come”. E un vero Maestro come Camilleri ne ha saputo parlare non solo attingendo ai suoi ricordi personali, ma anche mettendo in guardia dai pericoli di pseudo riforme che, in buona sostanza, non modificano in meglio il precario quadro attuale per un settore che dovrebbe essere al centro della formazione delle nuove generazioni e che invece continua ad arrancare sotto i colpi di un modesto legiferare. La scuola, sottolinea Camilleri,  prepara il tessuto sociale di una cultura e di un intero Paese in divenire. La svolta “manageriale” non è la soluzione ottimale, a suo avviso, per una reale cambiamento. La vera figura di maestro (e questo vale per molte delle figure “istituzionali”) per l’autore siciliano è chi insegna senza avere l’aria di insegnare. E’ chiaro, dunque che assegnare il “potere” nelle mani di pochi è già contraddire lo spirito stesso dell’insegnamento che è invece collegialità, trasmissione del sapere attraverso, appunto buoni maestri e concreto coinvolgimento del “tessuto sociale” all’interno dell’istituzione scolastica. Se i decisori ascoltassero le parole del Maestro Camilleri forse un semplice “aggiustamento” si potrebbe anche chiamare riforma…