Tra gli stratagemmi che mi si affastellano nella mente, i trucchi per proteggere i miei bambini dal dolore del mondo, ci dono i diktat dei nuovi guru. La filosofia prêt à porter, alla Eckhart Tolle, che impone di rimanere nell’attimo. Il presente, l’adesso è come protetto dal turbamento che ci provoca il rinvio della mente a fatti del passato o a preoccupazioni per il futuro. Insegnare fin da bambini che noi non siamo la nostra mente e che, anche su ciò che pensiamo possiamo effettuare una sorta di vaglio e addirittura controllo, significa aiutarli a crescere più equilibrati.  

Se nella nostra civiltà l’identificazione con il pensiero è quasi automatica, anche senza scomodare Cartesio, in altri luoghi del mondo, al contrario, la mente è considerata un po’ come un parente invadente, da tenere alla giusta distanza.   In altre culture la mente è vista un po’ come un albero tra i cui rami saltano caoticamente scimmie urlanti. Non siamo solo pensiero, insomma. Solo imparando a governare il flusso caotico di ciò che pensiamo, possiamo calmarci, sentire crescere una pienezza più profonda, depurata dal peso del passato e le angosce del futuro. Saper riconoscere quanto male ci può fare la mente, saperla arginare, sarebbe un bel regalo da fare ai nostri piccoli, un semplice trucco per ancorarli a un benessere più duraturo. C’è solo un tassello che mi avanza. 

E la memoria? C’è molto dolore, spesso, connesso al ricordare. Dolore che si avviluppa quasi più tenacemente intorno ai ricordi belli che a quelli spiacevoli. Qualcosa che va oltre la dolcezza della malinconia e della nostalgia. Sì, proprio dolore. Ma cosa siamo noi, senza memoria? Come non desiderare per i nostri figli che sappiano ricordare? Non c’è dolore che vorrei evitare loro, se il prezzo di quel benessere è l’oblio di ciò che siamo stati, di ciò che abbiamo vissuto, di ciò che abbiamo conosciuto. Li aiuterò nella disciplina della memoria, non importa quanto male faccia.  

di Maria Valeria Valerio