“Alle fronde dei salici, per voto, / anche le nostre cetre erano appese, / oscillavano lievi al triste vento”, così scriveva Salvatore Quasimodo (Premio Nobel per la Letteratura nel 1959), accennando al peso del “piede straniero”, ossia l’oppressione nazista, che impediva ai nostri poeti di cantare.

“La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari”, secondo un altro grande siciliano: Gesualdo Bufalino. Amico di Leonardo Sciascia, che, nel Giorno della civetta, parlando di Sicilia e di Italia, faceva dire ai suoi personaggi “Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già oltre Roma…”.

Tre giganti della nostra letteratura. Tre degli autori che non vengono menzionati nella lista contenuta negli allegati del Decreto 7 ottobre 2010, n. 211, schema di regolamento recante le indicazioni, per intenderci, che il Ministero dà a docenti e case editrici per impostare il percorso di studio delle varie discipline.

Pino Aprile, giornalista e scrittore, ha evidenziato a più riprese, negli ultimi anni, come l’elenco di autori consigliati dalla commissione di esperti nominata a suo tempo dal ministro Gelmini contempli solo una donna, Elsa Morante, e nessun meridionale. Se è vero che, come sottolinea lo stesso Aprile “I docenti possono andare oltre le disposizioni, inserendo altri autori (persino meridionali)”, il rischio che questi e altri autori fondamentali, quali Elio Vittorini, Ignazio Silone e Grazia Deledda (Premio Nobel, anch’essa) non siano affatto studiati nei nostri licei si fa alquanto concreto.

Dopo anni di dibattiti e polemiche, nei giorni scorsi, nella settima Commissione della Camera è stata discussa una risoluzione – prima firmataria Maria Marzana – che impegna il governo a cambiare il testo del decreto citato, “al fine di proporre un quadro completo della Letteratura italiana, idoneo a valorizzare tutte le aree culturali del Paese”. Questo solo per dare un senso all’unità culturale del Paese, come ha sottolineato l’appello rivolto dal “Centro di documentazione della Poesia del Sud”, che ha animato la discussione in questi anni. Pare un’ovvietà e invece è una vera e propria battaglia culturale, che viene scambiata per polemica Nord-Sud.

Anche Carlo Levi, scrittore e pittore torinese, non fa parte di quegli elenchi. È l’autore celeberrimo di Cristo si è fermato a Eboli. Colui che, interpretando il pensiero della gente di Lucania, scrisse: “Se quelli di Roma hanno denaro da spendere per la guerra, perché non aggiustano prima il ponte sull’Agri, che è caduto da quattro anni, e nessuno ci pensa a rifarlo? […] Di terra ne abbiamo anche qui: è tutto il resto che ci manca”. Si parlava di Seconda Guerra mondiale, non di caccia americani da acquistare in tempi di vacche magre. Parlando anche del legame antico tra i contadini lucani e il brigantaggio, Levi scriveva: “Ma, col brigantaggio, la civiltà contadina difendeva la propria natura, contro quell’altra civiltà che le sta contro e che, senza comprenderla, eternamente la assoggetta: perciò, istintivamente, i contadini vedono nei briganti i loro eroi”.

basilicata-blogUn piccolo, prezioso suggerimento: a Matera, nel Museo Nazionale ospitato nel Palazzo Lanfranchi, è visibile la grande opera pittorica dello stesso Carlo Levi: Basilicata ’61. Un’opera dedicata alla Lucania, dove l’artista torinese trascorse la sua prigionia e tornò, esaltando bellezza, dolori e potenzialità di quella regione. Leitmotiv dell’opera: la storia e la figura di Rocco Scotellaro, scomparso solo qualche anno prima. C’è tanto, di storia del Sud – contraddizioni, inerzia, speranze, potenzialità inespresse – nel grande affresco materano.

Rocco Scotellaro, il poeta politico che scrisse anche questi versi, che mi piace citare: “Spuntano ai pali ancora / le teste dei briganti / e la caverna / l’oasi verde della triste speranza / lindo conserva un guanciale di pietra…/ Ma nei sentieri non si torna indietro. / Altre ali fuggiranno dalle paglie della cova, / perché lungo il perire dei tempi, / l’alba è nuova, è nuova”.

Ringrazio Pino Aprile per la illuminante discussione sul tema degli autori meridionali esclusi e l’on Carlo Sibilia per avermi fornito una ricca rassegna stampa in proposito.