Basta, non facciamole più vedere. Perché i media occidentali continuano a mostrare le immagini di terrore dei tagliagole dell’Isis? Perché non capiamo che così facciamo solo il gioco degli estremisti? Siamo partiti con gli ostaggi in arancione decapitati dai boia in nero. Poi il catalogo degli orrori si è arricchito di altre capitoli scioccanti: uomini accusati di essere gay lanciati dai tetti, il ladro a cui viene mozzata la mano. Nell’ultimo video, quello che ha fatto più impressione, si vede un bambino che spara a sangue freddo a una presunta spia del Mossad. Bisogna dire basta, ci vuole una moratoria totale. Vera, però.

Non come quella dei tg che non mostrano le immagini, ma poi le raccontano per filo e per segno e si dilungano nel descrivere i dettagli e i particolari. Così è ancora peggio, perché si alimenta la curiosità morbosa innata per il macabro ed è probabile che chi guarda vada subito a cercare il video sullo smartphone. È proprio quello che Isis vuole. Vuole che quei messaggi diventino virali. I miliziani sanno usare i social media. Youtube, Twitter, Facebook, Instagram – creature dell’odiato Occidente – diventano le loro armi, che usano per terrorizzare proprio l’Occidente, incutere insicurezza, insinuare il dubbio che nessuno si può ritenere immune dal pericolo. Non siamo gli esclusivi destinatari di quei messaggi. Gli uomini in nero parlano anche e soprattutto al mondo islamico, sanno che i giovani in Siria e in tutto il Medio Oriente scaricheranno quei video sui loro smartphone e ne andranno fieri come se avessero conquistato lo scalpo di un soldato americano.

Almeno noi, come occidentali, cerchiamo di non amplificare quel messaggio di morte. Per la nostra cultura, è difficile oscurare quei video, lo so. Sono fatti realmente accaduti, ossia notizie, quindi non mostrarle ha un nome e si chiama censura. Ma oscurare la propaganda è censura? La propaganda è disinformazione, quindi difficile parlare di censura. Quelle immagini, come ci hanno spiegato gli esperti, sono un falso. Spesso sono frutto di un montaggio. Si fa uso di filtri, c’è un grande lavoro di post produzione, i miliziani e gli ostaggi indossano costumi prestabiliti, scelti appositamente per la rappresentazione. Il bambino ucciso al fronte ha la maglietta di Benetton, che è un chiaro messaggio all’Occidente: guardatelo, veste come voi, potrebbe essere in mezzo a voi. Come diceva McLuhan, “il medium è il messaggio”. Loro l’hanno capito e lo usano benissimo. Noi un po’ meno.

Il Fatto Quotidiano, 14 marzo 2015