Maurizio Landini l’ha indicato come uno degli interlocutori della sua “coalizione sociale”. Don Luigi Ciotti, una vita di impegno nel sociale a fianco dei più deboli, non si tira indietro anche se precisa il ruolo esatto di Libera. Oggi, presso la Fiom, si tiene la prima riunione per costituire la Coalizione, un primo tentativo di mettere insieme associazioni, personalità e soggetti diversi. E non a caso Landini proporrà che un primo momento di iniziativa pubblica, prima della manifestazione del 28 marzo, sia la giornata Contro le mafie indetta da Libera per il 21 marzo a Bologna.

Don Ciotti, qual è l’emergenza sociale del nostro Paese e perché?
La disoccupazione e la povertà non solo più relativa ma assoluta. Ma l’emergenza, prima che economica, è etica e culturale. È un’emergenza dei diritti e dunque delle responsabilità. Perché i diritti si fondano sull’impegno di tutti – a partire da chi ha responsabilità pubbliche – per il bene comune. Si vede spesso il contrario: l’uso del potere a fine personale o di pochi.

Come giudica l’operato del governo Renzi da  questo punto vista?
Premesso che su alcuni temi stiamo collaborando, come abbiamo fatto con altri governi in trasparenza e autonomia di giudizio, non vedo in generale una grande attenzione alle fasce deboli. E credo che una politica tesa a dare speranza debba ripartire proprio dagli esclusi, dai più fragili. Il bene comune si costruisce attraverso l’inclusione. Ora c’è questa riforma del lavoro. Ci viene detto che ridurrà il precariato e indurrà le imprese ad assumere. Ce lo auguriamo di cuore. L’importante è che non vengano smantellati i diritti dei lavoratori.

Cosa rimprovera e cosa invece apprezza del governo?
È apprezzabile la determinazione, la voglia di rinnovamento. Meno il fatto che a volte questo porti a soluzioni non condivise, oppure – quando la controparte è determinante per mantenere un assetto di potere – a un eccesso di mediazioni. Così buone iniziative come il ripristino del falso in bilancio o la riforma della prescrizione per i reati di corruzione, strada facendo vengono annacquate per la necessità di accontentare questo o quello.

Dal punto di vista della lotta alla povertà e alle ingiustizie vede un ruolo nuovo della Chiesa con il papato di Francesco?
Direi che è sotto l’occhio di tutti. Con una politica titubante e in molti casi latitante, Papa Francesco è una delle poche voci che parla della povertà come un problema che va affrontato non solo con la solidarietà e l’accoglienza, ma rimuovendo il vuoto di diritti – e di dignità – che crea disuguaglianza. Questo papato rappresenta uno scossone per una politica che spesso si limita a certificare l’esistente, e un’economia che ha perso di vista i bisogni e le speranze delle persone.

Libera è attivamente impegnata socialmente. Ci spiega le vostre iniziative principali?
Libera e il Gruppo Abele, che quest’anno compie 50 anni di impegno nel sociale, attualmente investono molte energie in iniziative per la riduzione delle disuguaglianze – come la campagna “Miseria ladra” e contro la corruzione con “Riparte il futuro”. Sono due temi cruciali e strettamente correlati.

Lei pensa che Libera possa svolgere una funzione di unità delle forze politiche sul piano del reddito minimo perché davvero diventi legge?
Quella per un reddito di cittadinanza o minimo, che per noi è una questione profondamente legata alla dignità umana, è la prima proposta del manifesto che abbiamo redatto in conclusione di Contromafie, gli “Stati generali dell’antimafia”, proprio per sottolineare la relazione fra lotta alle mafie e impegno per la giustizia sociale. All’epoca abbiamo inviato a tutti i capogruppo in Parlamento le nostre proposte, corredate da studi e approfondimenti. I primi a rispondere sul tema del reddito sono stati i 5Stelle e subito dopo Sel, che hanno presentato le loro proposte di legge. Abbiamo registrato anche dichiarazioni pubbliche favorevoli da parte di diversi esponenti del Pd. Ciò detto, Libera non aspira a svolgere nessuna “funzione” rispetto alle dinamiche dei partiti: fa delle proposte come chiunque senta la responsabilità di partecipare alla vita pubblica. Se poi una o più forze politiche le accolgono e s’impegnano a realizzarle senza snaturarle o strumentalizzarle, ben venga. Ciò che conta è la proposta, non chi la fa.

Lei ha incontrato Beppe Grillo: qual è il suo giudizio e cosa pensa che si possa fare con il M5S?
Come detto, i 5Stelle sono stati i primi a farsi vivi e ci è parso giusto e rispettoso accogliere il loro invito a incontrarci. L’obiettivo è promuovere, ciascuno nel proprio ruolo e coi propri mezzi – e possibilmente con altre realtà – una misura necessaria a ridurre il peso insostenibile della crisi e ridare alla politica il senso di servizio al bene comune.

Con quali obiettivi Libera vuole costruire una Coalizione sociale con soggetti come la Fiom o Emergency?
Libera non può aderire alla coalizione essendo un coordinamento di associazioni, oggi più di 1600, ciascuna autonoma nel costruire i suoi percorsi e nello scegliere i suoi riferimenti. Detto questo, ben venga questo collaborare insieme per rappresentare con maggior forza la richiesta di dignità, di lavoro, di giustizia sociale. Il nostro Paese – Libera lo ripete da vent’anni – ha bisogno di una robusta iniezione di “noi”, cioè di condivisione e corresponsabilità. E io sono molto contento di trovarmi in sintonia su questo con Gino Strada e Maurizio Landini, persone di grande spessore umano per le quali nutro stima e amicizia.

È fiducioso sul futuro dell’Italia?
Sono preoccupato. Ma ci risolleveremo imparando a essere più solidali e soprattutto più responsabili.