Ancora iscrizioni “dopate” per eleggere segretari e per scegliere i candidati del Pd. Uno strano caso di tessere a cittadini rumeni scuote il Comune di Borgaro Torinese, alle porte del capoluogo del Piemonte. A farlo emergere è una ex tesserata e a raccontarlo per primo è un sito di informazione locale, il Bombarolo. Il caso è emerso il 5 marzo scorso quando Manuela Anedda ha scritto una lettera alle commissioni di garanzia del Pd nazionale, regionale e provinciale. Il caso – spiega Amalia Neirotti – responsabile dei garanti del partito a livello provinciale – verrà trattato giovedì prossimo ascoltando le testimonianze.

Tutto comincia all’inizio di marzo, quando una lista civica di opposizione guidata da Marco Latella rende noti gli stanziamenti del Comune, prima retto da Vincenzo Barrea e ora da Claudio Gambino. In cinque anni all’associazione italo-rumena “Dacia” sarebbero stati assegnati 50mila euro: “Nei cinque anni precedenti in cui abbiamo fatto opposizione – ha detto Latella nel corso di un incontro pubblico raccontato da il Bombarolo – non abbiamo mai visto i documenti relativi ai rimborsi alle associazioni anche se dovrebbero essere discussi sempre in commissione bilancio. Continua a sorgerci il dubbio che ci sia un legame tra contributi e elezioni”.

La vicenda ha fatto sorgere qualche dubbio ad Anedda, che in una lettera ha raccontato la sua esperienza. Nel 2012 e nel 2013 l’allora sindaco Barrea la incaricò dei nuovi tesseramenti nonostante non avesse “nessun tipo di esperienza politica ed amministrativa”: “Rilevo che, per la quasi totalità dei tesseramenti, non mi trovavo di fronte ai diretti interessati, ma mi venivano fornite delle fotocopie di documenti d’identità dei richiedenti”. Così lei non ha “certezza” di chi abbia veramente firmato le richieste di tesseramento, ma sa che in certi casi le tessere venivano pagate da Barrea “con soldi di cui non conosco la provenienza”. Ma non è tutto: “Sono stata, inoltre, invitata a recarmi presso l’abitazione della presidente dell’associazione ‘Dacia’; le richieste di nuovi tesseramenti alla stessa da me consegnate mi venivano poi riconsegnate sottoscritte. All’epoca dei fatti non ho percepito il più ampio senso di trasparenza: nello specifico mi chiedo cosa ha portato un incremento di iscritti facenti riferimento a persone di nazionalità romena”.

Intervistata da ilfattoquotidiano.it Anedda dichiara: “All’epoca non avevo dubbi. Mi aveva chiesto il sindaco di farlo e non pensavo ci fosse nulla di male. Gli altri del partito litigavano per le tessere perché c’era chi ne aveva prese di più dalla sede, c’è chi andava e ne poteva ritirare meno”. Sul tesseramento dei rumeni si era data una spiegazione: “Pensavo fosse per integrarsi nel paese e nel partito, non pensavo ci fosse nulla di male. Quando è uscita questa notizia dei contributi invece ho pensato ci fosse un nesso tra le tessere e i rimborsi. Mi sono autodenunciata e ho chiesto di avere delle risposte”.

Ma pensa che questi tesseramenti in massa siano una pratica diffusa nel Pd? “Secondo voi? – risponde -. Io mi pongo la stessa domanda”. Anedda è uscita dal Pd quando ha capito che qualcosa non andava, con quei litigi per le tessera in vista del voto per le primarie e per il congresso. Nel 2014 si è avvicinata a una lista civica e il Pd l’ha espulsa. Ora però la presidente della commissione provinciale di garanzia afferma: “Faremo l’audizione dei rappresentanti locali del partito la prossimo settimana. Verranno sentiti l’ex sindaco Barrea e le persone citate nella lettera”.