Avevo fatto il tifo perché Milano non si aggiudicasse l’Expo, poi è andata come è andata. Ovviamente all’Expo non mi ci vedranno. E ci sono diverse ragioni al riguardo.
Innanzitutto, come diceva Ernst Schumacher, “piccolo è bello”, e le esposizioni universali sono l’esatto opposto. Tutte le grandi manifestazioni è dimostrato che portino più danni che benefici alle località che le ospitano.

A dimostrazione anche solo parziale di ciò, basta il consumo di suolo agricolo causato dall’Expo: 1000 ettari di suolo fertile, cui si aggiungono le opere accessorie, quelle attuali – tipo la famigerata Brebemi –, e quelle che sicuramente verranno. E questo in una regione, la Lombardia, che detiene già un triste primato di consumo di suolo, essendo passata “da una superficie urbana di 209 mq/abitante del 1950 a 719 mq/abitante nel 2000. Valori doppi non solo rispetto alla media italiana, ma anche a quella di tutta l’Europa Occidentale.”

Poi il titolo, “Nutrire il pianeta”. Cosa può dire la manifestazione circa la sovrappopolazione (nutrire il pianeta anche se la popolazione aumenterà dai 7,2 miliardi attuali a circa 9 miliardi nel 2040)? e circa il fatto che molta gente muore di fame, ma non perché manca il cibo, bensì anche perché esso viene dirottato sugli allevamenti di animali destinati al macello per le nostre presunte esigenze alimentari, il che determina uno spreco ed un dispendio enorme di energia? Oppure cosa dirà l’Expo del diffuso fenomeno del landgrabbing, che espropria popolazioni locali dei loro terreni a favore delle multinazionali?

E poi gli sponsor, tipo Coca Cola e McDonald’s, che, checché si reinventino oggi ecostenibili, di sostenibile finora hanno avuto davvero ben poco, la Coca Cola, nella sua qualità di cavallo di troia del capitalismo americano, e la McDonald’s, quale co-responsabile della scomparsa della foresta pluviale in Sud America.

Ed ancora l’operazione di greenwashing collegata all’Expo, tipo un campo di grano di cinque ettari nel cuore di Milano, operazione che vede in prima fila la Syngenta, multinazionale svizzera attiva nel campo delle biotecnologie e la Fondazione Catella, attiva nel campo immobiliare…

E, ultimo ma non meno importante, il fatto che Oscar Farinetti sia favorevole, e qui viene in gioco una sorta di antipatia personale che io nutro nei suoi confronti. E non giova certo, al riguardo, il fatto che lui sia favorevole alla presenza delle multinazionali come sponsor.

Mi spiace solo che Antonio Albanese, che io stimo molto, abbia prestato la sua voce per sponsorizzare la manifestazione. Pazienza. Come si dice? Nessuno è perfetto.