Te la do io la Svizzera! Con il franco alle stelle e il mercato immobiliare alle stalle. Effetto Franz Weber (il Beppe Grillo cantonale) e la Camera del Popolo (giuro la chiamano così e fa molto Unione Sovietica vecchio stampo) stringe i bulloni sulle seconde residenze (quelle a beneficio degli esiliati fiscali, per intenderci). Segreto bancario abolito, le banche giurano “trasparenza” e Gstaad chiude le saracinesche su una stagione a dir poco schizofrenica.

Ha il cognome di un famoso compositore musicale e il fiuto che gli viene dalla sua prima passione, maestro e guida alpina. Marcel Bach, imprenditore immobiliare figura nelle classifiche di Bilanz, la bibbia dei paperoni, come l’uomo più potente di Gstaad. Con abilità comunicativa e poliglotta, i suoi clienti sono diventati suoi amici, alcuni suoi soci d’affari. L’ultimo si chiama Christian Volkers, inventore della global agenzia di mediazione immobiliare, l’Engel&Volkers (e squadra di polo) miscelando un imbattibile spirito di squadra.

Marcel Bach chiude la stagione in attivo. Intanto ha trasformato le sue visioni in realtà. Per il suo Glacier 3000, ristorante con spettacolare vista sull’altopiano del ghiacciaio (socio Bernie Ecclestone, il patron della Formula Uno) ha chiamato Mario Botta, l’architetto che ha ristrutturato La Scala. Con pazienza certosina Bach ha aspettato vent’anni per ottenere i permessi per costruire l’Alpina, un gioiellino di boiserie e design, inaugurato da Alberto di Monaco e nella stesa sera si trovano attovagliati Elton John, Madonna e John Travolta.

Tutti a dirgli: “L’hotel a cinque stelle è in crisi”. Invece lui con il suo hotel boutique, solo suite, una spa da urlo, 3 ristoranti, di cui uno stellato Michelin, ha messo in ginocchio la concorrenza. Marcel Bach è abile anche nello scegliersi partner all’altezza dei suoi progetti en grandeur come Jean-Claude Mimran, presidente dell’omonimo colosso industriale alimentare. Intanto Marcel le sue residenze non le vende al di sotto dei 50mila al metro quadrato, come a Roma in via Condotti. C’è chi lo vorrebbe seduto in Parlamento insieme a Erich von Siebenthal, deputato local e green per l’Udc, partito dei paysans (e dunque di riferimento per contadini e artigiani). Eric non dimentica le sue origini semplici e d’inverno lavora alla stazione sciistica del Wasserngrat aiutando le madame a salire in seggiovia. Ve lo immaginate il ruspante Salvini che a Ponte di Legno sistema lo skilift sotto i sederi delle sciure!

È l’unico college al mondo ad avere due campus: a Rolle, a una manciata di chilometri da Ginevra, e d’inverno in trasferta a Gstaad dove quest’anno Le Rosey ha festeggiato il suo centenario. È stata la consacrazione di una scuola a gestione familiare, con Philippe e Christophe Gudin, padre e figlio, rispettivamente, proprietario e direttore generale, mentre la figlia Maria Noelle è responsabile della Fondazione Le Rosey. Una sorta di Gudin-crazia che mantiene stretti i legami fra gli ex studenti come il bene più prezioso dell’educandato: ovunque nel mondo c’è un ancien Roséen pronto ad accogliere gli ex studenti. L’Aiar (Association Internationale des Anciens Roséens), una rete di contatti internazionale, offre opportunità di lavoro, come stage o assunzioni agli ex alunni. È così da sempre (e in tempi di crisi planetaria è una risorsa non da poco). Le Rosey, una sorta di villaggio globale ante-litteram, prima dell’invenzione di Internet. Lo spirito della scuola trascende le barriere di nazionalità, razza e cultura. La lista d’attesa per accedervi è lunga: ogni anno circa 350 si candidano all’esame di ammissione. Studenti provenienti da una sessantina di paesi, passa uno su tre. Il figlio di Charlie Chaplin fu respinto.

Le Rosey è stato pennellato in romanzi come “American Psyco” di Bret Easton Ellis’s e in “The Unfinished Novel” di Truman Capote. E adesso si è regalato pure un teatro da 900 posti, il Carnal Hall, 8.650 metri quadrati di design che sovrastano il lago di Ginevra, un impianto futurista che ricorda un disco volante, attraversato da una lama di luce, adagiato su una piattaforma di prato verde. Parto creativo dell’architetto Bernard Tschumi, è così il sogno visionario di Philippe Gudin è divenuto realtà. Ospitano dalla London Simphony Orchestra alla Filarmonica di San Pietroburgo. Un cartellone da far crepare d’invidia La Scala.
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