Notti sul Ghiaccio e C’è Posta per te sono visti dallo stesso numero di spettatori, ma quelli dei pattinatori non resistono alla visione per più di una quarantina di minuti, sulle tre ore che dura il programma, mentre quelli delle carrambate postine se ne vedono circa il doppio. Il risultato è che C’è Posta per te inalbera ascolti medi di 6 milioni e uno share del 24%, mentre Notti sul Ghiaccio vale esattamente la metà. Colpa della povera Milly Carlucci? Merito della perfida Maria De Filippi? Niente di tutto ciò. La spiegazione del mistero, e cioè del perché gli spettatori di Milly siano così incostanti rispetto ai ben più fedeli fan di Maria, sta tutta nella struttura dei due programmi.
Prendete l’ultimo Notti sul Ghiaccio, quello del 7 marzo: è tutto un andare e venire fra televoti, esibizioni sui pattini e battibecchi più o meno farlocchi (IlSussidiario.net ne segnala uno fra Valeria Marini e Selvaggia Lucarelli). Il risultato è che si sta lì a vedere i momenti dove qualcuno rischia (le pattinate) e del resto ce se ne infischia e si cambia canale salvo le zappatine di controllo per non perdersi la pattinata successiva. Il programma è, in una parola, frammentario, e per questo viene visto giusto nei pezzetti indispensabili.

E passiamo ora a C’è Posta per te. Struttura semplicissima: cinque (se abbiamo contato bene) “storie di vita vera”: la madre affettiva che ha fatto le veci di quella biologica, prematuramente scomparsa; l’uomo dal doppio menage che vorrebbe essere semmai fedele all’amante anziché alla moglie; la figlia abbandonata alla nascita dalla madre; la vedova con quattro figli che trova lavoro; la madre che ritrova il contatto con il figlio e la nuora originariamente non amata. La puntata, viene segnalato, termina con l’arrivo del cane Saki, mascotte del programma. E le relative coccole. Il programma di Maria De Filippi ostenta una “struttura a box emozionali”. I box, ovvero le storie, sono cinque. Della durata media di circa quaranta minuti ciascuno. Se entri in un box e cominci a seguire il filo della storia è altamente improbabile, se non si ha il cuore di pietra, non restare invischiati nella melassa. Col risultato che dopo che hai visto un box per intero hai già dato al programma quei quaranta minuti di attenzione che lo spettatore di Rai no raggranella qua e là inseguendo i momenti dei pattini di casa Carlucci. Se poi apri la porta di un secondo box, ecco che hai già raggiunto gli ottanta minuti di ascolto e hai raddoppiato il risultato auditel a scapito di Rai Uno.

Conclusione: Rai Uno fa un programma con cose attraenti, ma non coinvolgenti e, per di più, le frammenta, sicché gli spettatori hanno mille occasioni per andarsene. Canale 5 fa il contrario: i materiali sono “poveri”, il gioco delle emozioni è dichiaratissimo e se ti acchiappa è sicuro che ci resti intrappolato. E dunque RaiUno, se vuol tamponare la sera del sabato si dovrà inventare un antidoto efficace alla struttura narrativa di Canale 5. E cioè qualcosa di profondamente diverso dai suoi varietà. Altrimenti i giochi sono fatti prima ancora di accendere la tv.