È ripiombato nel 2009: un salto indietro di sei anni dopo aver messo in bacheca una Champions League ed essere arrivato quattro volte di fila in semifinale. Mercoledì, come nella sua prima stagione all’Inter, Josè Mourinho si è fermato agli ottavi. Troppo presto per un attore protagonista come lui, perfettamente in tempo per tutti i detrattori che continuano a fargli il verso su Twitter. La stagione seguente vinse dopo la battaglia epica del Camp Nou, dieci contro undici per oltre un’ora. Espulsione ingiusta di Thiago Motta tanto quanto quella di Ibrahimovic a Stamford Bridge. Questa volta è toccato agli avversari morire per il loro allenatore. Il Chelsea, irriconoscibile rispetto alla macchina perfetta d’inizio stagione, è stato totalmente incapace di prendere partita e qualificazione in mano. Non si tratta della prima occasione sprecata da Mourinho negli ultimi anni. Gli indizi di uno spietato cinismo ormai perduto, essenziale ingrediente delle sue squadre, erano arrivati già lo scorso aprile.

Il risiko estremo
Con il Paris Saint Germain si è ripetuto quanto successo nel 2013/14 contro l’Atletico Madrid. Mourinho andò al Vicente Calderon nella gara d’andata giocando una gara catenacciara per puntare tutte le fiches sul ritorno in casa. La squadra di Simeone divorò i Blues dopo che Torres sembrava aver indirizzato la partita proprio lì dove voleva Mourinho. Quest’anno è andata ancora peggio: il Chelsea ha sprecato due vantaggi, oltretutto in superiorità numerica. E con una squadra più talentuosa di quella umiliata dai colchoneros.

Gestire la qualità
Mourinho fallisce ancora una volta quando ha tanta qualità a disposizione. Gli innesti di Cesc Fabregas e Diego Costa hanno arricchito il suo undici. E il Chelsea ha giocato il miglior calcio d’Europa per tanti mesi. Poi è arrivato l’infortunio dell’ex Barcellona e l’impostazione del portoghese è venuta giù come un castello di carte: fuori dalla Champions e meno champagne in Premier. Ma anche quando allenava il Real Madrid, dove non mancavano investimenti e piedi di velluto, le campagne continentali sono sempre naufragate sul più bello. E soprattutto a Londra come in Spagna è mancato e manca lo spirito da battaglia. Lo spogliatoio non è quel muro di granito che tanto contava al Porto come all’Inter. Mourinho ha più chance di vincere da outsider, dove può creare ad arte ‘il rumore dei nemici’, humus ideale per far giocare i suoi contro il resto del mondo? La domanda è lecita.

L’ironia dei nemici
Certo è che il resto del mondo ora ‘gode’ nel vederlo fuori agli ottavi, in questa maniera. Lui non cerca alibi, ammette che il Psg ha giocato meglio dei suoi. Ma il resto del mondo spulcia tutto e non perdona nulla. Mourinho ha lasciato partire David Luiz a giugno e il centrale brasiliano ha castigato le speculazioni del portoghese. Aveva (giustamente) condannato i tifosi del Chelsea che all’andata insultarono un ragazzo di colore in metro? Un fotomontaggio lo immortala sulla banchina della metro con gli allenatori qualificati che lo deridono dall’intero del vagone. Il pullman del Chelsea rimase incastrano all’ingresso del garage del Parco dei Principi: in una vignetta un carroattrezzi targato Psg lo rimuove. E un hashtag racchiude la sua uscita di scena: era lo Special One, oggi è lo Special Out. Il rumore dei nemici si è trasformato in una fragorosa risata.

Twitter: @AndreaTundo1