L’utilizzo di whistleblower all’Agenzia delle Entrate per segnalare episodi di illeciti? “Un segnale gravissimo perché allarga ancora di più il solco tra cittadini e fisco”. A schierarsi contro il cosiddetto whistleblowing è la Uil della Toscana. Nelle scorse settimane l’Agenzia delle Entrate si è dotata di una procedura di segnalazione di presunte condotte illecite, destinata ai propri dipendenti, secondo quanto previsto dalla normativa anticorruzione. Whistleblowing letteralmente significa “suonare il fischietto”: è stato introdotto nei piani anticorruzione da numerosi enti pubblici italiani, di recente è stato introdotto dal Comune di Milano. “E’ davvero singolare che l’Agenzia delle Entrate attivi un servizio interno di denuncia rispetto a presunti abusi o reati da parte dei propri dipendenti”, sottolinea Paolo Becattini della segreteria toscana della Uil. “Anziché puntare su un sistema serio ed efficace di contrasto all’evasione fiscale si sceglie la delazione – continua – Si impegni piuttosto verso il governo a sbloccare il contratto dei propri dipendenti fermo ormai da sei anni invece che lanciare pericoli ‘fuffa’ verso i cittadini italiani”.

E pensare che l’Agenzia delle Entrate, nel proprio piano triennale di prevenzione della corruzione, proprio per evitare che il “suonatore di fischietto” venisse assimilato ad un delatore,  sottolinea che “in realtà va considerato come prezioso collaboratore spontaneo nell’attività di contrasto di fenomeni corruttivi”. Sorpreso dalla reazione del sindacato è Leonardo Ferrante, responsabile scientifico di Riparte il Futuro, la campagna digitale contro la corruzione promossa da Libera e Gruppo Abele che conta oltre 830mila sostenitori. La campagna ha lanciato sia un’iniziativa europea, Restarting the future, per chiedere all’Europarlamento la tutela del whistleblowing su tutti i 28 Paesi dell’Unione, sia un’iniziativa italiana rivolta alle università pubbliche affinché negli atenei si preveda la possibilità di ascoltare anche gli studenti che segnalano. “Whistleblowing significa anzitutto difendere il lavoratore che segnala episodi illegali da ritorsioni e mobbying – precisa Ferrante a ilfattoquotidiano.it – oltre che prevedere le migliori forme affinché questo non sia un atto di mera vendetta tra colleghi. Come a dire: abbiamo tutti chiaro di cosa si sta parlando? Non è corretto tradurre ‘whistleblower’ con delatore – continua Ferrante – perché chi segnala episodi corruttivi a cui assiste sta solamente facendo il suo dovere, oltre che il bene di ciascuno di noi”. Ferrante ammette che “il whistleblowing da solo non basta e che per combattere l’evasione serve ben altro, tutto ciò che può garantire un sistema impermeabile a opacità e corruzione è da accogliere, a maggior ragione se significa salvaguardare il lavoratore onesto.  Ciò è appunto la principale mission dei sindacati, con cui siamo disposti a lavorare per modificare una percezione negativa di questo importante istituto”.