Il viaggio iniziatico al fianco del mago Gregory lontano dalla fattoria dove da sempre ha vissuto il dodicenne Tom Ward è l’inizio della lunga serie di romanzi scritti da Joseph Delaney tra il 2004 e il 2014. Ambientato in un’epoca medioevale dove religione e magia s’intrecciano tra presenze e nefandezze di streghe, boggart e ghast, il settimo figlio di un settimo figlio, Tom per l’appunto, viene scelto dal mago della Contea per imparare a catturare i mostri dell’oscurità che ne spaventano i villaggi. Sarà lui a succedergli un giorno. L’ambientazione ha chiare influenze tolkeniane, mentre i toni sono quelli misteriosi di un romanzo fantasy per ragazzi riemerso a spalleggiare la costosa produzione cinematografica della Universal, che vede protagonisti Jeff Bridges, Julianne Moore e Ben Barnes.

Il cammino estenuante tra le lande al largo dei villaggi, gli incontri con le anime inquiete dei ghast o con le tombe sbarrate di streghe a testa in giù, e la presenza di un misterioso factotum nella casa piena di libri e appunti di Gregory sono allegorie cupe ma non troppo che Delaney, ex-professore d’inglese in un college di Blackpool, a nord di Liverpool, ha ambientato in luoghi immaginari ma ispirati alla realtà. Così villaggi del racconto come Caster e Chipenden in realtà corrispondono alle esistenti Lancaster e Chipping. Mentre la stessa Blackpool diventa Black Pool.

Il Settimo Figlio nella sua versione originale è intitolato The Spook’s Apprentice, dove lo spook è proprio quel mago incappucciato e girovago in perfetto stile Gandalf. Nella nuova veste editoriale targata Mondadori sfoggia la locandina del film in copertina, ma narrativamente se ne discosta aprendo molto di più il passo alla fantasia del lettore con una scrittura essenziale e non pomposamente ricurva su descrizioni minuziose. Un errore fatale nei confronti di Madre Malkin, temibile strega imprigionata da anni, è la scintilla che da il via alle disavventure del giovane Tom, mentre la sua formazione magica prosegue tra gli insegnamenti ieratici del mago e la contesa con la giovane strega mezzosangue Alice. Appunto interessante è l’accostamento del Cristianesimo (con segni della croce, crocifissi e citazioni di qualche Arcangelo) a quello magico che porta alle creature di leggendarie creature nordeuropee come i boggart, una sorta di troll, e a fantasmi e spiriti come wick e ghast. Una dicotomia, quella sacro/leggendaria, che ricorda in verità più Bram Stoker che J.R.R. Tolkien, vero ispiratore di Delaney.

Come in Twilight e poi Cinquanta sfumature di grigio (ma qualche secolo prima in verità già con Romeo e Giulietta) il tema sarebbe l’amore impossibile tra amanti appartenenti a due mondi incompatibili. Qui però suspense, atmosfere rarefatte, un training graduale e difficoltoso e il rapporto con l’impenetrabile maestro sono elementi molto più determinanti del fattore romance. C’è anche da considerare che si tratta soltanto del primo dei 13 romanzi della saga intitolata The Wardstone Chronicles. Sarà un nuovo Harry Potter cappa e spada?