Due colpi a segno. Tre proiettili inesplosi rimasti sul marciapiede. Un’unica pistola, utilizzata però da due uomini, per lasciare un morto e un ferito grave sull’asfalto di via Signorelli, nella zona di via Sarpi a Milano. I carabinieri del nucleo investigativo, dopo un primo arresto a Prato, hanno aggiunto un altro tassello per completare il mosaico della sparatoria andata in scena la notte del 28 febbraio nel cuore della Chinatown milanese, fermando a Verona anche Hua Xufeng, cinese di 34 anni, senza precedenti: il presunto secondo killer che ha aperto il fuoco contro il connazionale 36enne Hu Xipu, poi morto all’ospedale San Carlo, e il 37enne Wu Fangping, ricoverato in gravi condizioni al Niguarda. Entrambi con precedenti alle spalle legati ai business storici della criminalità cinese.

Dietro quegli spari – sono convinti i militari del colonnello Alessio Carparelli – si nasconde un regolamento di conti tra gang cinesi rivali per il controllo del racket delle estorsioni, dello spaccio di droghe sintetiche e della prostituzione. Una guerra strisciante, che nasce dopo l’operazione “China Blue” del 2012 contro la malavita cinese che, se da un lato ha decapitato le organizzazioni più radicate tra via Sarpi e le sue arterie, dall’altro ha favorito l’ascesa di nuove fazioni in lotta per il predominio sul territorio. La sera del 28 febbraio è stato toccato l’acme di questa guerra. Davanti al bar-karaoke di via Signorelli si sono affrontate due bande: quella di Hu Xipu e quella di Hua Xufeng e di Hu Yongxiao, detto Wenjie, 23 anni, coinvolto nell’operazione del 2012.

Tra i due gruppi – composti da almeno una decina di persone – scoppia una lite. Spuntano dei coltelli. Hua Xufeng e “Wenjie” tirano fuori una Beretta 7 e 65 (non ancora ritrovata). Uno dei due spara. La pistola si inceppa. L’altro la strappa di mano al compagno: scarrella, prende la mira, preme il grilletto. A terra, tra il sangue, cadono Hu Xipu che nel locale stava festeggiando il suo compleanno e l’amico Wu Fangping. In strada non rimane nessuno. Le bande si volatilizzano. Ma Wenjie rimane in libertà meno di 24 ore. La notte stessa i carabinieri di via Moscova si mettono sulle sue tracce. E appena “Wenjie“ mette piede alla stazione di Prato – città dove cerca rifugio prima di fuggire in Cina – trova i detective dell’Arma ad aspettarlo. Hua Xufeng sceglie invece Verona, dove può contare sull’ospitalità di alcuni parenti, ignari dell’omicidio. Ma la sua fuga dura solo qualche giorno in più.