Nei giorni scorsi leggendo un articolo de Il Sole 24 ore, ho preso atto che si è svolto a Napoli l’incontro “Sme Instrument & Fast Track to Innovation”, promosso dal Distretto tecnologico Campania Bioscience in collaborazione con Apre Campania, Confindustria Campania e Unione Industriali di Napoli, come al solito un evento ben pubblicizzato.

Ma cos’è lo Sme Instrument? Lo Sme Instrument è uno schema di finanziamento (type of action) pensato per quelle aziende che sviluppano innovazione (di prodotto, di servizio, di processo e di business model) per guadagnare competitività sui mercati nazionali e internazionali.

L’obiettivo di soddisfare i bisogni finanziari delle Pmi si realizza in tre fasi che ricalcano l’intero ciclo innovativo: dalla valutazione della fattibilità tecnico-commerciale dell’idea, passando per lo sviluppo del prototipo su scala industriale e della prima applicazione sul mercato fino alla fase della commercializzazione.

Lo Sme Instrument presente nel programma Horizon 2020, insieme al programma Cosme, rientrano tra i fondi europei gestiti direttamente da Bruxelles per le Pmi interessate ad opportunità di finanziamento.

Considerando i dati riportati dalla stessa giornalista de Il Sole 24 ore, si evince che: “L’Italia, con 59 imprese beneficiarie per la sola Fase 1 dello Sme Instrument, è seconda in Europa dopo la Spagna (72) per numero di domande approvate. In realtà le domande complessivamente presentate dalle aziende italiane sono molto più numerose, superano quota 800. Tre – su 155 domande presentate – sono invece i progetti beneficiari dei finanziamenti per la Fase 2 dello Sme Instrument. Tutti presentati da imprese settentrionali (la Lualdi di Milano, la Coelux Srl di Como e la Stam Srl di Genova).”

Da un’analisi dei sopracitati dati relativi ai finanziamenti per le call 2014 dello Sme Instrument, si rileva un elevato tasso di bocciatura delle Pmi, soprattutto di quelle del Mezzogiorno d’Italia; infatti delle 59 aziende beneficiarie italiane, solo tre hanno sede nelle regioni Meridionali (Greenrail s.r.l. di Palermo, Upgrading Services S.p.A. di Bari e la Energia Mediterranea S.r.l. di Cagliari).  In Campania le domande presentate e non accolte sono state oltre 46, Puglia e Sicilia – che possono vantare un progetto approvato – ne hanno presentate rispettivamente 24 e 28.

Ma quali sono i principali motivi dell’alto tasso di fallimento? Sul sito dell’Easme – agenzia per le Sme dell’Ue, vengono evidenziati ben 6 epic fail commessi dalle imprese europee: 1. focus eccessivo sul progetto anziché sull’opportunità di business; 2. Presentazione scarsamente attraente delle aziende; 3. assenza di informazioni relative alla concorrenza; 4. scarso livello di innovazione del progetto che spesso mira a sviluppare prodotti già esistenti; 5. assenza di riferimenti alla fase di commercializzazione dei progetti; 6. domande senza requisiti, presentate semplicemente per “tentare la fortuna”.

Visti questi risultati, la domanda che ci si pone è la seguente: ci sono enti e/o agenzie Italiane che assistono le Pmi per l’aggiudicazione di fondi europei e per l’internalizzazione? Certamente ve ne sono, come, tanto per citarne alcune, l’Apre – Agenzia per la promozione della ricerca europea del Miur, gli Sprint – Sportelli regionali per l’internazionalizzazione delle imprese presso Regioni e  Camere di Commercio,  gli Europe direct – centri d’informazione dell’Ue. Alcune presenti con sedi sia regionali che a Bruxelles.

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