Parte all’insegna della divisione la corsa per il Congresso regionale del Pd in Emilia Romagna. Sono cinque i concorrenti per la leadership: Paolo Calvano, Enrico Campedelli, Stefano Caliandro, Antonio Mumolo e Giuditta Pini. E’ naufragato, per il momento, il lavoro del gruppo dirigente democratico per mettere d’accordo le tante anime del Pd e farle convergere su una candidatura. Giovedì 12 marzo, secondo quanto appreso da ilfattoquotidiano.it, ci sarà l’ultimo tentativo di accordarsi su di un unico nome. Gli aspiranti segretari ne discuteranno attorno ad un tavolo convocato dal renziano Calvano (“perché dagli iscritti continuo a ricevere richieste di una soluzione condivisa” spiega), ma nel partito la tensione è forte.

Paolo Calvano, 37 anni, ferrarese, è capogruppo in Regione. Renziano da tempo è sempre stato considerato il braccio destro del governatore Stefano Bonaccini. A sostenerlo anche lo sfidante di Bonaccini alle primarie, Roberto Balzani. Stefano Caliandro, consigliere regionale, è esponente dell’ala più a sinistra del Pd vicina a Pierluigi Bersani e a Gianni Cuperlo. Per la SinistraDem scende in campo anche Giuditta Pini, parlamentare modenese 30enne, vicina al presidente del Pd Matteo Orfini che circa due mesi fa si è messa alla guida dei giovani del partito e del gruppo politico “Eccoci” che rivendica, con un appello, spazio nel Pd per la nuova generazione di amministratori e rappresentanti del partito. Una candidatura vista come fumo negli occhi da bersaniani e big del Pd emiliano. A correre per la poltrona di segretario anche il consigliere regionale civatiano Antonio Mumolo e l’ex sindaco di Carpi Enrico Campedelli.

Essendo i candidati più di tre si apre ora la fase delle convenzioni. Dal 16 marzo al 2 aprile si terranno assemblee in tutti i circoli Pd per la presentazione dei programmi. Al termine delle assemblee, se ancora i candidati saranno più di tre, gli iscritti esprimeranno il proprio voto. Il risultato non è facile da pronosticare e potrebbe riservare sorprese. I primi tre classificati verranno ammessi alle primarie del 19 aprile, aperte a tutti gli elettori del Pd. Intanto proseguono serratamente le trattative in vista dell’incontro delle prossime ore. Calvano insiste nel fare appello all’unità e fa capire chiaramente che è disposto a cedere a Caliandro la carica di capogruppo Pd in Regione.  “E’ chiaro – sottolinea – che se diventassi segretario non potrei continuare a fare il capogruppo, per questo ruolo è necessario trovare un nome coinvolgendo la minoranza Pd”.

Nei prossimi giorni è facile prevedere che qualcuno dei candidati si sfili per sostenere Calvano (nel Pd si vocifera che il primo sarà Campedelli) e che si possa arrivare ad un accordo con Caliandro, investito dell’incarico di capogruppo, che in cambio porterebbe tutta l’area bersaniana a sostenere Calvano. “Se la possibilità di arrivare ad un’unica candidatura, fin dall’inizio nelle nostre intenzioni, si dovesse concretizzare nelle prossime ore saremo i primi a prendere in mano questa responsabilità” apre Caliandro, disposto a ritirarsi ma solo se verrà dato spazio al “punto di vista di sinistra” della SinistraDem. “Non è solo un problema di poltrone – mette in chiaro – , il punto sono anche i progetti che mettiamo in campo. Qual è l’idea di regione che scriviamo insieme”.

Più difficile sarà per il partito convincere i giovani di “Eccoci” a farsi da parte. “Ancora non si è capito qual è il programma di Calvano per la regione – lamentano – sui punti programmatici non c’e’ stato il minimo dibattito nel partito, a parte il nostro. Continuiamo con tenacia a voler risposte sull’impianto politico che vogliamo portare nel Pd della nostra regione”.  E avvertono: “Bene la ‘chiamata’ di Paolo Calvano ma l’accordo tra i candidati va trovato entro venerdì, prima che la macchina congressuale cominci a macinare voti nei circoli. Non possiamo prendere in giro i militanti portando avanti una trattativa a congressi di circolo iniziati per poi ritirarsi in corsa”.