#AncelottiVeteYa. ‘Vattene subito’. Le contestazioni sugli spalti dei tifosi del Real Madrid, dopo il tonfo per 4-3 in Champions contro lo Schalke, si sono trasformate in un hashtag con cui l’allenatore emiliano è stato additato come il responsabile principale del momento di crisi dei blancos. Laddove per crisi si intende un punto sotto alla capolista Barcellona in campionato e i quarti di coppa comunque raggiunti. E il giorno dopo la situazione non è certo migliorata, con la stampa iberica specializzata a sparare alzo zero contro il tecnico, parlando di prestazione vergognosa, di “umiliazione” e di “pena”. Non sono bastate quindi le vittorie del mondiale per club e della coppa dalle grandi orecchie. Dopo qualche mese, se il gioco non va bene, in Spagna sei invitato a farti da parte. Allo stesso modo, se raggiungi i traguardi, dopo qualche mese sei nuovamente perdonato. Ad ammettere le sue colpe era stato lo stesso Ancelotti pochi giorni prima del match di Coppa: “Quando una squadra non gioca bene è colpa dell’allenatore al cento per cento. Quando vince il merito del mister è pari a zero, questo mi è molto chiaro”.

Proprio l’aplomb con cui si era preso le responsabilità per il momento no della sua squadra, nel giorno del sorpasso in classifica da parte degli storici rivali del Barcellona, è una delle critiche più pesanti che gli vengono mosse da stampa e tifosi. Ancelotti non urla, non punisce, non usa il pugno duro. Il paragone, implicito, è con il suo ingombrante predecessore. José Mourinho non guardava in faccia nessuno. Era capace di far sedere in panchina un’istituzione come Iker Casillas e non amava le prime donne. Il rapporto con la tifoseria ha iniziato a incrinarsi a gennaio. Contro l’Espanyol l’intoccabile Cristiano Ronaldo ha un battibecco con Gareth Bale, che viene puntualmente fischiato dal pubblico. A nulla servirà la difesa dello stesso CR7 al compagno.

Ormai le contestazioni sugli spalti nei suoi confronti diverranno la normalità. Il gallese, mister 100 milioni, fortemente voluto da Ancelotti, è la prima donna che i tifosi vogliono in panchina, ma che il mister si ostina a schierare. Perché se l’accusa di eccessiva malleabilità regge nel rapporto con i giocatori, sulla gestione della squadra il tecnico italiano non transige. Degli anni del Milan, oltre alle vittorie sono note le diatribe con Berlusconi, che voleva sostituire il suo “albero di Natale” con il 4-4-2. Adesso, paradossalmente, è quest’ultimo il modulo a cui Ancelotti si è affidato per schierare il Real e, nonostante le numerose critiche, non vuol saperne di abbandonarlo: “Non cambieremo la nostra identità e il sistema di gioco, perché i giocatori si trovano bene”.

Il 22 marzo è il giorno del “Clasico” contro il Barcellona. Probabilmente lì si deciderà il destino di Ancelotti, oltre al vincitore della Liga. Intanto, la società ha ribadito la fiducia nell’allenatore, che gode dell’appoggio incondizionato del presidente Florentino Perez. Sui social, i tifosi si dividono tra chi vuole le dimissioni, magari affidando la squadra a Fernando Hierro o a Zinedine Zidane, e chi ricorda che Ancelotti è il tecnico che ha riportato il Real sul tetto del mondo, partendo dalla ricostruzione della difesa, il punto debole degli ultimi anni. La spaccatura, su Twitter, riguarda anche i tifosi italiani, pur se con argomenti diversi. Alcuni si limitano a dare degli ingrati ai madridisti, altri rivogliono subito Ancelotti su una panchina della Serie A.

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