La procura di Bologna sta indagando sui prelievi di circa 100 mila euro in contanti (nel giro di qualche anno) sui conti correnti bancari di diversi parlamentari della passata legislatura del Partito democratico. La pm Morena Plazzi ha iscritto al registro degli indagati per appropriazione indebita Fausto Sacchelli, ex impiegato del Pd provinciale. L’indagine è partita quando la Guardia di finanza ha notato dei movimenti consistenti di denaro contante. Periodicamente e in maniera abbastanza sistematica infatti, Sacchelli prelevava agli sportelli bancari quote di denaro di alcuni deputati e senatori bolognesi, dai quali tuttavia aveva procura speciale per poter ritirare contanti in banca. Sacchelli alcuni giorni fa è stato sentito dal magistrato. Alla pm Plazzi avrebbe spiegato che erano i parlamentari di cui era “fiduciario” a chiedergli di prendere quei soldi per le spese della loro attività politica. “Sacchelli non si è appropriato di un euro”, ha spiegato a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Salvatore Tesoriero. Anche perché, “l’appropriazione indebita presupporrebbe una denuncia da parte delle persone offese, cioè dagli stessi parlamentari. Ma non c’è nessuna denuncia”.

I soldi prelevati agli sportelli di Bologna su ordine dei parlamentari, che stavano molti giorni a Roma, spiega il legale di Sacchelli, venivano poi portati dal funzionario alla segreteria dei parlamentari, parte di un vero e proprio “Ufficio parlamentari” della Federazione provinciale Pd. Un ufficio che gestiva le attività istituzionali dei parlamentari sul territorio di Bologna. “Sacchelli non faceva alcuna spesa autonoma”, ribadisce il legale.

Gli inquirenti vogliono tuttavia vederci chiaro: gli uomini del Nucleo tributario della Guardia di finanza nei giorni scorsi si sono presentati nella sede della federazione del Pd per acquisire documenti fiscali e fatture. Walter Vitali, ex sindaco di Bologna poi parlamentare Ds e Pd tra il 2001 e il 2013, è uno dei parlamentari che aveva come fiduciario Sacchelli: “Noi non abbiamo fatto alcuna denuncia per appropriazione indebita”, spiega a ilfatto.it. “I soldi in questione erano quelli che in linguaggio giornalistico vengono chiamati fondi per i ‘portaborse’ – prosegue – circa 3.500 euro al mese che andavano utilizzati per attività sul territorio”. Poi Vitali spiega ancora: “Alcuni di noi avevano deciso di consorziarsi nel cosiddetto ‘ufficio parlamentari’ che serviva per organizzarci le attività sul territorio. E quei soldi li mettevamo in alcuni conti correnti”. Poi Vitali conclude: “Dal conto corrente, in parte partivano delle spese via bonifico, in parte venivano ritirati dei contanti per spese di volantinaggi, affitti di sale, inserzione sui giornali: io posso documentarne centinaia di queste attività che ho fatto negli anni”.