A pochi mesi dalle regionali, scoppia il primo caso nel gruppo dei consiglieri del Movimento 5 stelle in Emilia Romagna. Al centro della polemica c’è la decisione della capogruppo Giulia Gibertoni di votare Enrico Aimi, esponente di Forza Italia coinvolto nel caso delle spese pazze, come vicepresidente della commissione Cultura. Su di lui pesa l’accusa di peculato, per aver cenato negli anni scorsi a spese dei contribuenti. Un biglietto da visita non proprio in linea con i valori bandiera del Movimento di Beppe Grillo, che ha creato malumori interni e fatto infuriare parecchi attivisti: “Perché Gibertoni ha dato la sua preferenza a un indagato per peculato?”.

Il voto finito sulla graticola risale al 19 febbraio. Anche se la lite si scatena solo a inizio marzo, in rete, terreno di confronto privilegiato tra i 5 stelle. Ad animarla è soprattutto Serena Saetti, ex consigliere di quartiere e volto storico tra i militanti locali. “Non è coerente”, commenta sul suo profilo Facebook. “Se in campagna elettorale sostengo che gli indagati non debbano candidarsi, poi non posso votare degli indagati come vicepresidenti delle commissioni”. Nel giro di poche ore la lista degli interventi si allunga. In molti non digeriscono la scelta e chiedono spiegazioni a Gibertoni. Tra questi c’è anche Antonella Franchini, consigliere comunale di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Alcuni si spingono anche oltre e parlano di “dimissioni”.

L’eco della discussione arriva presto anche tra i corridoi della Regione. Qui Silvia Piccinini, consigliere, ci tiene a prendere le distanze e ammette di aver saputo del nome di Aimi solo a cose fatte. “Se ne è parlato tra di noi, in linea generale. Si è discusso di chiedere tre vicepresidenze, quelle delle commissioni sanità, ambiente e bilancio. Ma il nome di Aimi non è mai venuto fuori. Io non lo avrei mai approvato. È una cosa che non condivido, e chiunque conosce la mia storia nel Movimento 5 stelle lo sa”. Anche secondo Piccinini il voto al consigliere di Forza Italia apre un problema di coerenza. “Abbiamo impedito ad Andrea Defranceschi di candidarsi proprio perché indagato. Come possiamo ora dire di sì ad Aimi, coinvolto nello stesso scandalo? I principi bisogna rispettarli sempre. Certo, non sarà questo che spaccherà il gruppo, ma c’è stato un errore, e chi ha sbagliato dovrebbe chiedere scusa”.

La capogruppo intanto si difende sul web. E sulla sua pagina Facebook rivendica la decisione, spiegando come il voto in commissione cultura abbia evitato l’elezione di Aimi alla presidenza della commissione bilancio. “La scelta di votare a minoranze compatte per le vicepresidenze delle commissioni è stata approvata dal gruppo M5S a maggioranza”, scrive. “Non si è violata nessuna norma. L’obiettivo prioritario è stato tenere fuori un indagato – che non abbiamo di certo candidato noi – dalla vicepresidenza della commissione bilancio, dove adesso il Movimento 5 stelle ha voce in capitolo. Il secondo di difendere la rappresentanza e gli interessi dei cittadini senza lasciar decidere tutto alle altre forze politiche come se il M5S non esistesse. Obiettivi raggiunti”.