Aggancia il Napoli, “vede” l’altra metà di Roma e distanzia la Fiorentina. La Lazio confeziona la partita perfetta e si mette nelle migliori condizioni possibili per aggredire la Champions League. La seconda striscia di 4 vittorie consecutive dei biancocelesti – l’altra tra settembre e ottobre – li proietta in un’altra e più comoda dimensione, confermando progressi e potenzialità della squadra di Pioli. Vista la Roma di questo periodo e il punticino portato a casa dal Napoli nelle ultime due giornate, parlare di secondo posto è tutt’altro che utopia. Anche perché la Lazio non ha impegni europei come le dirette concorrenti e la prepotenza con cui ha silenziato la Fiorentina è un segnale importante per tutta la compagnia. Anche se i viola sono costretti a convivere con un’infermeria affollata, restano una delle squadre più temibili del momento. La vittoria allo Juventus Stadium era stata solo l’ultimo passaggio di una parentesi di 11 partite senza sconfitte tra campionato, Europa League e Coppa Italia. Ci hanno pensato Biglia, Candreva e la doppietta di Klose a cancellare il prepotente rientro degli uomini di Montella sulle prime tre posizioni.

I quattro gol sono l’effetto di una partita dominata fin dal primo minuto. Nel primo quarto d’ora la Lazio trova il gol con una botta imprendibile di Biglia dopo un’azione insistita e un mancato aggancio di Mauri a due passi da Neto, poi crea altre quattro limpide occasioni con Klose e Felipe Anderson. Non le concretizza, ma mentalmente spostano la partita. L’inizio travolgente impaurisce la Fiorentina, costretta a improvvisare Ilicic attaccante viste le assenze di Babacar e Gomez. Aggiungendoci la stanchezza per due settimane di impegni ravvicinati, un centrocampo rivisitato e Salah che si concede novanta minuti di riposo dopo aver dominato per sei partite, ecco che nasce il monologo biancoceleste.

Costruito nel primo tempo dalla botta di Biglia – che alla mezz’ora sfiora il replay fermato da Neto con la complicità del palo – e recitato a proprio piacimento nella ripresa. La reazione della Fiorentina è racchiusa in una punizione di Mati Fernandez e in un colpo di testa di Savic. Roba velleitaria. Salah non si accende mai e Montella prova a frullare i suoi togliendo Ilicic e Diamanti per Pizarro e Gilardino: un riferimento a centrocampo e uno in attacco, ma il pallino del gioco resta nelle mani dei biancocelesti. Che a metà del secondo tempo sfondano ancora grazie a Felipe Anderson, atterrato in area da Tomovic. Candreva trasforma il rigore, squaglia i viola ma si toglie la maglietta e viene ammonito: diffidato, salterà la gara con il Torino. Una nota stonata prima della sinfonia attaccata da Klose nell’ultimo quarto d’ora. Il tedesco firma una doppietta che lo porta a quota 4 gol e due assist nelle ultime 7 partite. La Fiorentina chiude con zero tiri in porta e per la prima volta dopo la sconfitta di Parma – era il 6 gennaio – non segna almeno un gol. Dalla domenica successiva era iniziata la rincorsa al terzo posto. Bisognava concretizzarla all’Olimpico. Non è successo.