Le minacce indirizzate al co-fondatore di Twitter Jack Dorsey sono la testimonianza della repentina reazione alla sospensione di qualche migliaio di account di simpatizzanti dello Stato Islamico. L’operazione di rimozione o di blocco dei profili ha innescato una duplice varietà di fenomeni. Da una parte ha ostacolato le comunicazioni dei supporter dell’Isis e determinato un principio di isolamento, dall’altra ha esasperato i toni del duello online facendo gioco a chi vuole accelerare e intensificare il processo di radicalizzazione.

Ma cosa sta succedendo?

Tanti personaggi della politica, dello spettacolo e dello sport collezionano “followers” ricorrendo ad ignobili trucchi e a miserabili compravendite sul web. L’ISIS, invece, fa proseliti senza giochi di prestigio. Lo testimoniano i circa 90mila account di “supporter” che si agitano su Twitter con una media di 46mila presenze simultanee a dispetto delle eliminazioni dirette dal gestore del servizio “social” e degli attacchi mandati a segno da pirati informatici scesi in campo per contrastare il terrorismo online.

I dati saltano fuori da un dossier redatto da un importante centro di ricerca americano, la Brookings Institution, che nell’ambito del “Brookings Project on U.S. Relations with the Islamic World” ha pubblicato in questi giorni “The ISIS Twitter Census”. Il documento di analisi definisce e descrive la popolazione dei sostenitori dell’ISIS presente sul social network.

Le informazioni sono particolarmente interessanti e sono il frutto dell’esame puntuale di ventimila account presi in considerazione sotto il profilo demografico. La lettura di questo studio permette di riconoscere il fermento di adesione nello scorso mese di settembre e localizza la quasi totalità degli utenti in uno spazio che abbraccia il cosiddetto “Islamic State”, la Siria, l’Iraq e l’Arabia Saudita.

Si tratta di profili solo in parte “automatizzati” con il ricorso a tecnologie “bot” e gli utenti sarebbero “veri” per quasi il 70%. Se si è curiosi e si vuol sapere che smartphone utilizzano, le preferenze sono rapidamente individuate: il 69% adopera telefonini con sistema operativo Android, il 30 per cento ha scelto iPhone e solo l’un per cento è affezionato al proprio Blackberry.

Interconnessi tra loro, la media di followers per ciascun supporter dell’ISIS è di ben 1004, il 4% della folta schiera ha almeno 5mila seguaci e nessuno è seguito da più di 50mila utenti. L’immagine sfruttata per il profilo include alcune varianti del vessillo nero, fotografie della buonanima di Osama bin Laden, istantanee recenti di personaggi in auge come “Jihadi John” e Abu Bakr al Baghdadi.

Anche se i messaggi sono veicolati nel 75% dei casi in lingua araba e nonostante gli attuali fan virtuali siano pochissimi rispetto la popolazione di oltre 288 milioni di cybernauti su Twitter, la preoccupazione è facilmente percettibile. Un video di FBI visibile su Youtube sottolinea come i giovanissimi americani possono essere raggiunti e coinvolti dalle tattiche multimediali di cui si avvale l’ISIS per procedere al reclutamento dei propri adepti.

La sequenza di cifre lascia spazio ad un solo numero: 90. Estratto dalla smorfia partenopea e non da severe statistiche, è la sintesi della situazione. La paura sta dominando la scena.

@Umberto_Rapetto