Sembra semplice acquistare un’auto ma spesso esistono complesse implicazioni psicologiche.

La 147 che hanno usato prima mia moglie e poi, neopatentati in successione, i miei due figli oramai, dopo 13 anni e 200 mila km, doveva essere rottamata. Cosa acquistare? I figli puntavano a auto modaiole come la Mini o Audi A3 ma io e mia moglie pensavamo che dare lavoro ai tedeschi, con il loro mostruoso surplus nella bilancia dei pagamenti, non fosse giusto. Abbiamo cercato un’auto prodotta in Italia e alla fine anche i figli hanno scelto, con soddisfazione, la Jeep Renegade.

Quando sono andato a ritirarla ho letto sui giornali con grande soddisfazione che a Melfi, dove viene prodotta, verranno assunti 2 mila nuovi operai; ho quindi argomentato dentro di me che stavo dando lavoro a uno di questi. Recentemente sono venuto a sapere che Marchionne riceverà la cifra mostruosa di circa 60 milioni fra stipendi e bonus e mi sono sentito turlupinato. L’acquisto di un’auto della Fca in Italia ha assunto diversi significati simbolici fino a sconfinare nella politica. Per una certa fascia politica è emerso un odio verso questa ditta che ha condizionato la vita politica Italiana dal Dopoguerra, ha ricevuto molti aiuti statali ed ora pare ingrata perché ha spostato la sede legale in Olanda. Fca viene vissuta come una ditta filo-governativa per cui le opposizioni tendono a descriverla negativamente al punto che molte persone desidererebbero che fallisse.

Sull’altro versante il governo tende a valorizzare la Fca che rimane la prima industria italiana sia in modo diretto che attraverso l’indotto. D’altronde tutti i principali paesi industriali hanno ditte automobilistiche solide che ricevono aiuti statali sia diretti che indiretti. Addirittura in Francia e Germania lo stato fa parte della compagine azionaria di grandi case automobilistiche. Un certo sciovinismo da parte dei cittadini di una nazione con predilezione per le automobili prodotte in quel paese è normale: si va dal 95% dei giapponesi, il 60/70% dei francesi e tedeschi, il 50% degli americani fino al 30% di noi italiani. L’auto, dopo la casa, è l’investimento più cospicuo che la maggior parte della popolazione pone in essere per cui il flusso di denaro che genera determina rilevanti conseguenze economiche per una nazione e per il famoso Pil. Ad esempio se gli italiani si comportassero come i giapponesi, acquistando quasi esclusivamente auto nazionali, il Pil e l’occupazione aumenterebbero in modo enorme. Naturalmente succederebbe, come conseguenza, che altre case automobilistiche, oltre Fca, per mantenere le vendite in Italia verrebbero a produrre da noi. In Inghilterra ad esempio, pur non essendoci più case nazionali, le industrie auto estere hanno, per questo motivo, ubicato i loro impianti.

Alcuni anni orsono ho scritto un libro per la Positive Press dal titolo Psicoanalisi della Ferrari. In questo scritto mettevo in evidenza i significati simbolici che l’auto ha assunto nella nostra società. Essendo l’oggetto mobile più costoso che ogni individuo mediamente possiede e di cui, conseguentemente, può fare sfoggio fuori dalle mura domestiche l’auto rappresenta simbolicamente il successo socio-economico, è un indubbio simbolo sessuale con i cavalli e la potenza del motore, suscita invidia e ammirazione. L’utente sembra divenire parte dell’auto tanto che si definisce ferrarista o alfista nel momento in cui possiede le più ambite. Quando si arriva alla maggiore età l’auto è il mezzo per acquisire la libertà di fare proprio uno spazio enorme rispetto a quello precedente per cui possiamo immaginare di proiettare noi stessi a distanze molto ampie su un’ipotetica cartina. E’ da sempre in occidente simbolo e segno della libertà e di una sotterranea anarchia individuale.

Qualche lettore affermerà: “Quante pare per comperare un’auto! Si prenda quella che piace senza tanti pensieri!”. Come psicologo sono qui ad affermare che questa apparente semplicità non esiste. Il fatto che un’auto mi piaccia o meno è legata a complesse emozioni che mi vengono trasmesse dall’immagine che la ditta si è riuscita a dare, dalle implicazioni politiche, sociali e culturali che fanno parte del retaggio della mia educazione. Insomma l’auto ha un fondamentale significato simbolico per l’individuo che la possiede al di là delle sue stesse intenzioni.