“Chi ha messo in comunicazione il Campidoglio con Francesco Totti? Quali conoscenze hanno consentito al capitano della Roma di fare questo affare milionario”. La domanda arriva direttamente da dentro gli appartamenti di proprietà del numero 10 giallorosso e a parlare è Elisa Ferri, inquilina del Caat, centro di assistenza alloggiativa temporanea, di via Tovaglieri. Siamo a Tor Tre Teste, estrema periferia Est della Capitale dove sorge uno dei 31 palazzoni che il Comune ha deciso di destinare all’emergenza abitativa per un costo annuo di 43 milioni di euro. L’immobile, composto da 35 appartamenti, è di proprietà dell’immobiliare Ten, amministrata dal fratello Riccardo Totti e controllata all’85 per cento dal giocatore romanista, che ogni anno incassa 907mila euro per locazione, portierato, manutenzione e pulizie. E qui casca l’asino perché il palazzone, un ex ufficio riconvertito a uso residenziale, è una topaia. E’ sempre Elisa a mostrare davanti alle telecamere del fattoquotidiano.it lo stato d’abbandono in cui è costretta a vivere: “I soffitti sono completamente scrostati e ho paura che cadano in testa ai miei tre figli che dormono tutti assieme in questa stanza, l’unica non ghiacciata perché il riscaldamento è rotto da anni e non vengono a ripararlo. Per non parlare degli scarafaggi che vengono fuori dalle pareti di cartongesso marcio”. Peccato che l’immobiliare di Totti spenda quasi 300mila euro annui per i costi della manutenzione, esternalizzata a una cooperativa di servizi che si occupa anche del servizio portineria. “E dove sarebbe la manutenzione? – chiede polemica Elisa – Questo posto è un tugurio e prima che gli operai intervengano passano mesi”. Ciò nonostante quella casa costa alla collettività circa 2100 euro al mese. “Vi rendete conto che spreco di denaro pubblico? – continua l’inquilina – Con quei soldi ci si può affittare un appartamento in centro. Io invece vivo al freddo e all’umido e sono mesi che aspetto l’idraulico”. Questo enorme flusso di denaro pubblico è finito sotto la lente degli investigatori che ben tre mesi prima delle ordinanze di custodia cautelare di Mafia Capitale, avevano messo nel mirino queste strutture. In attesa di sapere come finirà l’inchiesta, Elisa si rivolge direttamente al capitano giallorosso: “Vorrei che il capitano venisse a trovarci per rendersi conto di persona di come è amministrato questo posto: una gestione che ci costringe a vivere al di sotto degli standard minimi di decenza”  di Lorenzo Galeazzi e Marco Lillo. Montaggio di Paolo Dimalio